SOSTANZA dannosa non dannosa
PENICILLINA (antibiotico) cavia uomo
CLOROFORMIO (anestetico) cane uomo
INSULINA (sostanza per diabetici) coniglio topo gallina tutti gli animali più usati in laboratorio
ASPIRINA (analgesico) topo, cavia scimmia cane, gatto uomo
STRICNINA (veleno) uomo scimmia, cavia, pollo
FLOSINT (antinfiammatorio uomo tutti gli animali più usati in laboratorio
DIGITALE (farmaco per il cuore) cane uomo
NOVALGINA (analgesico) gatto uomo
ARSENICO (veleno) uomo pecore, porcospini
CLORAMPHENICOLO (antibiotico) uomo tutti gli animali più usati in laboratorio
ATROPINA (farmaco neurolitico) uomo piccioni conigli
*Attenzione: molte di queste sostanze possono comunque causare effetti collaterali.

Anche valutando gli effetti di uno solo di questi farmaci, se ne può dedurre che è impossibile estrapolare all’uomo con certezza i risultati degli esperimenti compiuti sugli animali. Gli animali sono così diversi dall’uomo che quello che si verifica nell’animale può essere simile a quello che avviene nell’uomo, leggermente diverso, completamente diverso o totalmente opposto. Per cui, quando si è fatto un esperimento sugli animali, è necessario e indispensabile ripeterla nell’uomo. La vivisezione è un metodo a posteriori, ma a noi interessa sapere prima, e non dopo, cosa succederà al proprio organismo. Dunque la vivisezione diventa un alibi per poter sperimentare nell’uomo senza aver alcuno ostacolo di natura burocratica e giuridica. L’impiego di certi farmaci fu addirittura ritardato dalla sperimentazione su animali. Si possono citare innumerevoli casi. Ad esempio, uno degli antiepilettici ancora oggi molto conosciuto ed importante è il Fenobarbital (Luminal) che, fortunatamente, non fu provato su animali prima di essere impiegato dal Prof. Hauptmann sui malati di epilessia. Oggi, probabilmente, per questo farmaco, non sarebbe neppure permesso l’impiego in medicina umana dal momento che provoca nei topi il cancro al fegato. Il Clausterone, il prodotto ormonale per anni utilizzato contro il cancro mammario avanzato, non aveva dimostrato alcuna azione antitumorale negli animali da laboratorio. Ma la regola è spesso l’inverso: “si perdono anni e milioni di euro per accertare la sicurezza di un antineoplastico, attivo sui ratti, per accorgersi, dopo, che non ha alcuna efficacia sull’uomo” (Tempo Medico, 1975). Prendiamo adesso in esame due dei farmaci più famosi che in base alla sperimentazione sugli animali erano risultati innocui, ma una volta immessi sul mercato hanno provocato delle vere e proprie tragedie. Il primo è il Talidomide che come riferisce nel 1962, il Time: “dopo tre anni di prove su animali era stato ritenuto così innocuo che ne era stata approvata la libera vendita senza alcuna prescrizione medica”. Il risultato fu la nascita di più di 10.000 bambini focomelici (con gravi malformazioni) in tutto il mondo, causate dall’ingestione di questo tranquillante da parte di donne in gestazione. L’altro farmaco che, nonostante la sperimentazione su animali, fu considerato innocuo è il Dietil-Stilbestrolo (ormone sessuale); immesso sul mercato perché “arresta il cancro alla prostata”, venne usato, in seguito, come antiabortivo (per assicurare il buon esito della gravidanza) con il risultato di provocare il cancro vaginale o uterino nel 95% delle figlie, in età variabile tra i 7 e i 27 anni. Perciò i primi sospetti sorsero soltanto una ventina d’anni dopo che il farmaco era stato messo in commercio, e intanto esso continuava ad agire insospettato. Questi non sono solo che due degli innumerevoli farmaci che, a seguito delle prove su animali, avevano dato indicazioni positive per il loro utilizzo in terapia umana e che hanno poi causato disastri farmacologici, cioè effetti indesiderati gravissimi, drammatici sull’uomo.Questo dimostra che gli effetti tossici e collaterali non appaiono durante i test preliminari sugli animali, ma solo dopo che il trattamento è stato usato in via generale sull’uomo per lungo tempo. C’è anche da considerare che ogni singolo soggetto di ogni specie differisce nelle reazioni, in base al proprio metabolismo, da ogni altro individuo della stessa specie. Ad esempio: il Cloroformio provoca epatomi in vari ceppi di topi femmina ma non nei topi maschi; il Tetacloruro di Carbonio provoca il cancro del fegato nel topo mentre nel ratto provoca cirrosi.

Il cancro

I tumori maligni sono responsabili di molti decessi nel mondo occidentale. Questo è dovuto principalmente alle numerose sostanze chimiche respirate e ingerite, anche involontariamente, nel corso della nostra esistenza attraverso un’errata alimentazione, l’inquinamento da fattori ambientali esterni e, non ultimi, i farmaci. Da molti decenni, in tutto il mondo, i ricercatori si ostinano a indurre artificialmente nell’animale da sperimento forme di cancro per studiare le cause ed eventualmente per trovare una terapia specifica ed efficace. Ma i ricercatori, per far fronte a una malattia così importante, spesso agiscono in concorrenza tra loro e in modo scoordianato e incontrollato, spendendo somme incredibili di denaro e martoriando milioni di animali con risultati che purtroppo le statistiche sulla mortalità per cancro ci indicano. Da questi risultati fallimentari si comprendere che non vi è alcun parallelo o rassomiglianza tra le malattie che insorgono spontaneamente nell’uomo e le malattie indotte artificialmente in animali non malati. Infatti i tumori indotti artificialmente mediante stimoli fisici e chimici, manipolazione genetica, o mediante innesti o iniezioni di tessuto canceroso, si sviluppano in maniera diversa da quelli spontanei, più vulnerabili all’attacco delle difese naturali dell’organismo. Inoltre, accanto ad altre importanti diversità biochimiche e morfologiche, i tumori provocati negli animali da laboratorio non producono metastasi, cioè spostamento e riproduzione del tumore in un altro punto dell’organismo. Tutte queste considerazioni, riferite specificatamente alla ricerca sul cancro (senza uso di animali) sono già state espresse da medici e ricercatori di fama Internazionale. In Italia, il Prof. Giulio Tarro (primario della divisione di virologia all’ospedale Cotugno di Napoli, docente all’Università di Napoli, presidente della Fondazione Beaumont-Bonelli per le ricerche sul cancro), compie ricerche sul cancro senza ricorrere alla sperimentazione animale, ma sperimentando su cellule e colture di tessuti umani.

L’AIDS

Le conoscenze che abbiamo derivano dall’epidemiologia (lo studio delle malattie nelle popolazioni). Sono stati questi studi a rivelare che i metodi di trasmissione sono collegati coi contatti sessuali, col sangue (trasfusioni) e, più importante, l’epidemiologia ha mostrato come prevenire l’AIDS. La scoperta del virus dell’AIDS nella linfa umana ne ha rivoluzionato la ricerca. Da allora gli studi in vitro sono aumentati e hanno mostrato come il virus si comporta nelle cellule del sangue e nei tessuti. I modelli animali non possono farsi merito del progresso raggiunto nella ricerca per la cura dell’AIDS, non esiste specie animale che possa riprodurre l’AIDS umano.

L’aumento della mortalità

La medicina ufficiale, dietro cui si nasconde l’industria farmaceutica, afferma da anni che molte malattie sono state sconfitte grazie alla ricerca condotta sugli animali. Ma le uniche malattie scomparse o fortemente regredite nei paesi occidentali sono alcune malattie infettive: quelle dipendenti da fattori di igiene pubblica e delle migliorate condizioni di vita. Invece le altre malattie, quelle che la ricerca dovrebbe debellare (cancro e malattie cardiovascolari) sono in continuo aumento. L’industria farmaceutica, attraverso i mass media fa credere che i farmaci avrebbero contribuito in maniera determinante all’aumento della vita media umana. La storia ci insegna che un tempo si moriva principalmente a causa di guerre, calamità naturali, cattive condizioni igieniche, indigenza, ecc. Oggi, il 90% dei decessi è dovuto a malattie, e solo il 10% ad altri fattori come incidenti, suicidi, omicidi, ecc (spesso causati dall’uso di psicofarmaci e stupefacenti). La farmacologia e la medicina ufficiale non possono farsi merito della diminuzione delle malattie studiate e sperimentate sugli animali. Nonostante la professione medica abbia riconosciuto da tempo l’importanza di fattori soggettivi nelle malattie umane quali l’habitat, l’alimentazione, l’ereditarietà, i fattori occupazionali, emozionali, di stress, i ricercatori vivisettori insistono in esperimenti su animali in cui, a causa di differenze genetiche, metaboliche, organiche, non è possibile riprodurre in laboratorio modelli sperimentali validi per l’uomo. Infatti le malattie cardiache (come l’infarto, responsabile in occidente di numerosi decessi), sono collegate ad una cattiva dieta (eccessivo consumo di grassi di origine animale), unita a stress, alcool, fumo e mancanza di esercizio fisico.