di Daniele Tedeschi

Ho letto negli ultimi mesi i vari pareri sul perché votare SI o NO al prossimo referendum del 17 aprile. Per cosa, o per chi, votiamo? Di certo non votiamo se eliminare il petrolio o meno dalla nostra vita o eventualmente peggiorare l’economia italiana ed aumentare la disoccupazione come spesso ho letto. Votiamo la cancellazione di una norma (l’ennesima in un periodo in cui i vertici del nostro Stato sono accusati di agire favorendo i soliti pochi) che consente alle società petrolifere di estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo…SENZA LIMITI DI TEMPO? E già, la questione dovrebbe essere innanzitutto questa (apriori da considerazioni ambientalistiche economiche sociali). In favore di quale attività produttiva (incluso per esempio il turismo) esistono norme che permettono lo sfruttamento di un territorio sine die? Chi opta per l’astensione o per il no (pensando di votare a favore di uno sfruttamento “minerario” o “pseudotale”, e così NON è) pensa veramente che questa norma sia giusta? Provate a chiedere la gestione di un’area naturalistica “fino a che ci saranno gli alberi (la risorsa)” ad un Ente Pubblico: una sorta di “finché dura”. Un po’ come dare in gestione “senza scadenza” la propria casa, qualcosa del tipo: usala finché non si usura il pavimento. Oltre a ciò, qualora qualcuno avesse dubbi sul mondo della occupazione della tutela ambientale e delle risorse energetiche del nostro Paese aggiungo:
in Italia lavorano intorno all’estrazione del petrolio (inclusa quella a terra!) 21 mila persone (130 mila tutto l’indotto), con un fatturato di circa 120 miliardi di euro e un contributo al PIL di circa 3 miliardi di euro. Ooops, sembra tanto, ma per chi? Il Turismo in Italia ha un fatturato diretto di oltre 150 miliardi di euro, un milione di occupati (oltre 2 milioni e mezzo tutto l’indotto) prevalentemente femminile e giovanile (oltre il 60%), ed un contributo al PIL di oltre 30 miliardi di euro (oltre 60 con l’indotto). Turismo o Petrolio? Investimenti sulle nuove risorse energetiche l’ambiente il turismo l’occupazione oppure…? Quanto costa l’inquinamento ambientale nel nostro Paese? Oltre 100 miliardi! Oltre 30 mila vittime umane e milioni di vittime animali e relativi costi sociali! Inoltre paghiamo una serie di sanzioni all’Europa perché non rispettiamo le regole sul rispetto dell’ambiente che noi stessi votiamo in seno alla Comunità Europea. In aggiunta l’Italia è in controtendenza rispetto ad un Mondo che vede l’incremento degli investimenti per le energie pulite. Che assurdità in un Paese come il nostro che ha altre risorse per crescere di nuovo, ma in cui viene tolta la possibilità a Regioni o Comuni di decidere sul proprio destino economico e sociale, sul rispetto della compatibilità ambientale in casa propria!
Chi vorrebbe acquistare casa di fronte una trivella o eventualmente accanto ad una raffineria? Chi porterebbe i propri figli o il proprio cane a giocare sulla sabbia sporca di pece o in un parco inquinato? E quegli animali che non possono scegliere o non possono essere “informati”? Uno sversamento della trivella o della nave cisterna arriverà fino alla tua costa preferita e poi? Una bonifica da un inquinamento petrolifero (sempre che qualcuno la faccia e la paghi!) non ripristinerà l’ambiente né la flora né la fauna, ma servirà solo ad eliminare “lo sporco” senza restituire la vita a chi è stato ucciso né ai luoghi per un periodo lungo, molto lungo, più lungo della nostra stessa vita e di chi noi vorremmo accudire e proteggere, gli altri (piante, animali, figli nipoti …). Chi vorrebbe ascoltare o far ascoltare un rumore 100 mila volte superiore al rombo di un jet come avviene (con l’airgun) durante la ricerca del petrolio in fondo al mare? Eppure è ciò che avviene, a nostra insaputa. I pesci ed i mammiferi in particolare che vivono (sempre meno) nel Mare Nostrum (o mostrum? dato che è più inquinato del Golfo Persico!!) non hanno, come noi, la possibilità di conoscere in anticipo cosa succederà all’improvviso durante il loro passaggio, non hanno scelta, né possono votare. Mai visto un delfino spiaggiato, magari una femmina ed in età riproduttiva? Nel mio mare, io si, quello pieno di disperati in cerca di futuro, … qui? A chi chiedesse al mio Stato la possibilità di sfruttare le risorse del mio mare per turismo o altro A VITA, non credo proprio che verrebbe data possibilità, non a me, non a NOI (tu che leggi incluso) che lo vorremmo tutelare. E perché andare a fare turismo ai Caraibi per vedere dei delfini VIVI da quelle parti? In alcune zone del mondo cacciavano balene per estrarre olio e produrre energia, oggi nella maggior parte di quei luoghi l’industria del turismo dei cetacei (o dei delfini etc
…) vivi e in libertà ha superato di gran lunga quello che era la ricerca ossessiva di fonte energetica procurata con l’assassinio di esseri viventi. È utile chiedersi anche quale sia il rischio sismico in un Paese come il nostro in risposta ad azioni talmente invasive.
Una nota, i dati sono estratti da: unione petrolifera italiana, eurispes, ispra, quarto osservatorio sul lavoro in Italia e NON dall’Almanacco del Gran Pescatore di Chiaravalle che in ogni caso consiglio di leggere, tra gli altri, giusto per rendersi conto che l’Italia, il paese più visitato del Mondo, vive di ambiente cultura archeologia storia tradizioni fauna flora ed è per questo che ciascuno di noi può ancora contribuire anche singolarmente al futuro di un Paese RICCO di RISORSE che anche i nostri figli potranno “sfruttare”. Ma se affitteremo casa nostra sine die, cosa lasceremo ai nostri figli? “Una casa virtuale in cui le vere risorse sono state distrutte ed irrimediabilmente annullate.” Ecco perché VOTARE SI significa far rispettare il nostro Paese, noi stessi e ciò che continuerà a farci vivere bene e in salute. VOTARE SI significa non fare sfruttare per sempre l’Italia, ancora una volta, da altri (i soliti, pochi, altri) finché quelle risorse (obsolete inquinanti controproducenti sia socialmente che economicamente per noi) saranno esaurite … e poi? Avrei voluto scrivere qualcosa di più anche di acqua e cibo più inquinati e meno salubri, di chi si ammala (non solo la specie umana) di cancro e di malattie invalidanti sempre più presenti e quanto una piccola grande cosa come VOTARE un SI, non rappresenti solo una norma iniqua cancellata, ma molto di più…molto di più. Siate consapevoli di questo.

Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie ma per quelli che osservano senza dire nulla (cit. Albert Einstein).
Daniele Tedeschi BSc PhD
Vice-delegato Organizzazione Internazionale Protezione Animali (OIPA)
Direttore Scientifico Centro Biologico Flora e Fauna (CeBioFF)
Consigliere scientifico Associazione Italiana Ricerca Malattie Oncologiche (AIRMO)
Coordinatore Scientifico Oltre la Sperimentazione Animale OSA
Membro Lega Internazionale Medici Anti Vivisezione
Responsabile Nazionale Nutrizionistica IVF Mediterranean Centre
Vice Presidente Progetto Penco


 

Mappa_Petrolio_Italia_Legambiente_IL MARE NERO
31/3/16

di Maria Teresa de Carolis

Il 17 aprile sarà, forse, una bella giornata, sole splendente, fioriture che risvegliano il buon umore e invitano a respirare all’aria aperta. Aprile è il mese in cui la natura abbraccia con delicatezza il quotidiano e sarà, speriamo, una giornata di coscienza.  Il 17 aprile si vota per il referendum sulle trivellazioni nei mari italiani. Il testo del quesito referendario  è:

“Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, Norme in materia ambientale, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 ‘Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita’ 2016)‘, limitatamente alle seguenti parole: ‘per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale‘?”

 Per entrare nel dettaglio, con questo referendum si chiede ai cittadini italiani di cancellare la norma che permette alle società petrolifere di cercare ed estrarre petrolio e gas entro le 12 miglia dalle coste senza limiti di tempo. La soglia limite delle 12 miglia è stata introdotta nel 2010 dal cosiddetto “Decreto Prestigiacomo”, che fu approvato subito dopo l’esplosione nel Golfo del Messico della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, a salvaguardia del mare e delle coste. [1]

Le società impegnate nelle trivellazioni dei fondali marini, infatti, nonostante non possano più richiedere nuove concessioni, usufruiscono di permessi senza scadenza certa. Ne nasce un utilizzo sine die, che genera sfruttamento a tempo indeterminato. Nel caso in cui si raggiunga il quorum e gli italiani esprimano un parere positivo all’abrogazione, entro i prossimi anni  le concessioni andranno a scadere. Legambiente, come tante altre associazioni, si è fatta promotrice del SI, chiara ed esplicativa la mappa pubblicata di recente di tutte le concessioni che riguardano i nostri mari:

«Nel nostro mare, entro le 12 miglia, ci sono ad oggi 35 concessioni di estrazione di idrocarburi (coltivazione). Tre di queste sono inattive, una è in sospeso fino alla fine del 2016 (è quella di Ombrina Mare, al largo delle coste abruzzesi), cinque erano non produttive nel 2015. Le altre 26 concessioni, che sono produttive, sono distribuite tra il mare Adriatico, il mar Ionio e il canale di Sicilia, per un totale di 79 piattaforme e 463 pozzi». [2]

Greenpeace ha pubblicato uno studio sull’inquinamento provocato dalle trivelle nel mar Adriatico: “Trivelle fuorilegge”. Le piattaforme off-shore presenti nel mar Adriatico sono circa 100, installate a partire dagli anni ’70 ed estraggono circa il 50% del gas che viene estratto su tutto il territorio nazionale; complessivamente il gas estratto in Italia copre circa il 10% del fabbisogno annuo. [3]

L’estrazione offshore dei combustibili fossili ha molti impatti negativi sull’ambiente marino, si mescolano grandi quantità di sedimenti, c’è un forte traffico navale, ultima ma non meno importante la produzione di materiale di risulta. Per esempio, durante le trivellazioni vengono usati dei fanghi di perforazione per l’asportazione dei detriti dai fondi dei pozzi.

Questi fanghi contengono fino a 1000 diversi additivi, per la maggior parte chimici [4] e naturalmente dannosi.

Lo scopo del referendum non è soltanto legale e quindi di carattere restrittivo per concessioni che hanno permesso ad aziende come Eni, Edison, Adriatica idrocarburi, Ionica Gas, di sfruttare il mare, senza termini di concessioni, provocando gravissime conseguenze.  Addentrarsi nello specifico significa considerare la fauna e la flora dei mari interessati, soprattutto gli animali che subiscono in silenzio i soprusi umani.  Analisi accurate hanno appurato, dai mitili prelevati presso le piattaforme, che sono presenti importanti inquinanti: mercurio, esaclorobenzene e esaclorobutadiene. Di questi tre elementi, abitualmente viene misurato soltanto il livello di mercurio; l’86% del totale dei campioni analizzati nel triennio 2012-2014 superava il limite di concentrazione di mercurio, stabilito dagli SQA [5].  Sanciamo allora che l’intento primario di questo referendum è la salute del mare e dei suoi abitanti; a cascata ne deriva la salute degli abitanti terrestri.

E mentre Obama decide di interrompere le trivellazioni presso la Calotta polare artica, l’Eni col suo gigante Goliat, progetto in cooperazione con l’azienda statale norvegese Statoil, comincia a estrarre dal Mare di Barents. Progetto dispendioso e probabilmente fallimentare, ma ormai avviato e difficile da fermare [6]. Si considera il proprio ambito, ma bisogna necessariamente soffermarsi sulla capacità di grandi Aziende di manipolare e distruggere risorse preziose. Nel 1993 Giulietto Chiesa scrisse un articolo sui mari russi, “bombe”  di scorie nucleari. Anche lì le norme internazionali erano vincolanti, eppure dal 1959 in poi la zona dei mari del nord è stata teatro di disastri ambientali senza ritegno [7].

Facile fare la connessione, non tra nucleare ed estrazione di idrocarburi, ma tra sfruttamento incosciente e senza misura delle risorse terrestri.

L’Italia “petrolizzata” è un mostro contro il quale la fisica Maria Rita Dorsogna si batte ormai da anni. Riuscì nel 2010 a mobilitare la popolazione abruzzese contro il colosso ENI che voleva trasformare i vigneti di Ortona in “un campo di petrolio con annessa raffineria” (sic).

La mobilitazione popolare ha il ruolo di voce che si leva al di sopra di questi giganti meschini e senza scrupoli, che non hanno testa né cuore, ma solo tasche.

Tornando al nostro mare, le tecniche per l’estrazione, che le piattaforme utilizzano, sono accompagnate da metodi di prospezione, i cosiddetti airgun. E la dottoressa Dorsogna spiega molto scrupolosamente in cosa consiste la tecnica dell’airgun:

“L’airgun è una tecnica di ispezione dei fondali marini, per capire cosa contiene il sottosuolo. Praticamente ci sono degli spari fortissimi e continui, ogni 5 o dieci minuti, di aria compressa che mandano onde riflesse da cui estrarre dati sulla composizione del sottosuolo. Spesso possono causare lesioni ai pesci, e soprattutto la perdita dell’udito. Questo è molto grave perché molte specie ittiche dipendono dal senso dell’udito per orientarsi, per accoppiarsi e per trovare cibo. Già in provincia di Foggia ci sono stati degli spiaggiamenti che potrebbero essere dovuti a queste tecniche pericolose” [8].

L’air gun è quindi  un metodo ispettivo che genera onde riflesse catturate da un ricevitore, idrofono, che trasmette, a sua volta, al misuratore di bordo e che registra le caratteristiche dell’onda e il tempo peso che l’onda impiega per attraversare tutti gli strati di crosta terrestre tornando in superficie. All’onda elastica primaria, si sommano ovviamente, le onde secondarie causate dall’effetto bolla. L’aria emessa forma una bolla che si dirige verso la superficie, crescendo di volume sino a scoppiare e generando un forte rumore che raggiunge picchi tra i 230 e 260 db (il rumore del mare nei fondali è tra i 70 e i 100db) [9]. Il senso più importante degli abitanti marini è proprio l’udito e i forti rumori dell’airgun possono generare sordità, stress e gravi danni alla riproduzione delle specie. In particolare gli effetti osservati dopo l’esposizione ad airgun, sono:

Irregolarità nella migrazione e nella formazione di branchi; perdita del senso dell’orientamento e della capacità di tornare “a casa”; incapacita’ di riconoscere i suoni tipici dell’accoppiamento; irregolarità nel mangiare; abbandono di habitat  – perdita fra il 40 e l’80% della popolazione in un raggio di 30 km dalle sorgenti sismiche; perdita e/o danni all’udito; stress generale, valori alterati di ormoni; affaticamento, perdita di controllo e movimento muscolare [10].

 

Con questo quadro si evince che i danni sono enormi, incalcolabili considerato che le ispezioni che riguardano i fondali durano del tempo, prima di arrivare ad estrarre idrocarburi, a volte mesi. Il danno causato dai rumori antropici è qualcosa che si somma all’inquinamento ambientale, si somma allo sfruttamento e si somma all’abuso economico che ne deriva. La dottoressa Rossella Baldacconi, PhD in Scienze Ambientali, ribadisce che il voto positivo all’abrogazione dell’art. 6 “è soprattutto per lanciare un forte e chiaro messaggio contro la politica energetica italiana radicata ancora sullo sfruttamento sfrenato dei combustibili fossili che oltre a produrre impatti gravissimi sull’ambiente e sulla salute, contribuisce in modo rilevante al surriscaldamento globale e alle disastrose modificazioni climatiche ormai sotto gli occhi di tutti” [11].

 La Dottoressa Baldacconi descrive anche la condizione del Golfo di Taranto, già da tempo individuato da diverse compagnie petrolifere per essere sottoposto alla fase di prospezione tramite airgun. Si prevedrebbe, come è facile immaginare, un traffico notevole di petroliere, residui tossici, danni alla fauna, e il meraviglioso Golfo diventerebbe una “fabbrica nera”.

Cetacei, tartarughe e pesci sono le vittime silenziose, ma come al solito, si parla di occupazione, di posti di lavoro che verrebbero a mancare con l’affermazione del Si. Il comitato Ottimisti e Razionali con a capo Gianfranco Borghini, è un comitato costituitosi proprio per sostenere il NO. I motivi sono economici innanzitutto, contestano infatti il costo dell’operazione referendaria, non ultimo il problema dei posti di lavoro.

E proprio in virtù degli intenti di Borghini, storico attivista dei diritti dei lavoratori, la schiera dei NO si fa scudo con l’arg
omento “occupazione”, ma la crisi del settore petrolifero è mondiale con gravi ricadute sulle aziende dell’indotto e dei posti di lavoro, che sono già penalizzati da diversi anni anche in Italia, con tagli e contratti a breve termine. La questione in gioco riguarda dunque i diritti, di tutte le specie, sia dei lavoratori sia della popolazione, assai più numerosa, degli abitanti marini, che non possono parlare né opporsi, ma sono destinati a soccombere.

L’alternativa esiste, Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, sottolinea che in Italia la grande risorsa non è nei fondali marini, ma nei territori, sfruttando i biogas e il biometano prodotto da discariche e scarti agricoli. Gli impianti in Italia che producono elettricità con impianti a biogas, a oggi, garantiscono il 7% dei consumi. Percentuale che può lievitare se si utilizza il potenziale del biometano. “Il problema è che questi interventi sono bloccati proprio dalle scelte del Governo” (sic).

La  coscienza di questi “mostri”, di queste aziende che deflagrano il pianeta, è annebbiata dal profitto, l’ambiente subisce la Cecità, per utilizzare la metafora di Saramago, di umani allo sbaraglio. Chi non ha voce deve essere difeso e la responsabilità di proteggere la natura è un dovere e non una scelta, votare SI è la direzione per ricominciare e, forse, nella speranza di cambiare il disastro incombente, convertire in vortice virtuoso, lo sfruttamento di una terra sofferente oltre ogni limite.

 

NOTE

[1] http://www.valigiablu.it/referendum-trivelle/

[2] http://www.legambiente.it/contenuti/articoli/trivelle-referendum-17-aprile-la-mappa-legambiente-delle-piattaforme

[3] http://www.greenpeace.org/italia/Global/italia/report/2016/Trivelle_Fuorilegge.pdf

[4]http://www.greenpeace.org/italia/Global/italia/report/2016/Trivelle_Fuorilegge.pdf

[5] http://www.greenpeace.org/italia/Global/italia/report/2016/Trivelle_Fuorilegge.pdf

[6] http://www.nogeoingegneria.com/motivazioni/risorse/mix-mortale-trivellazioni-off-shore-e-reattori-nucleari-galleggianti-nellartico/

[7] http://www.radioradicale.it/exagora/mari-di-russia-una-bomba-nucleare

[8] http://www.nopetroliopuglia.it/seznoamianto/123-prospezionegeosismicaairgun.html

[9] http://www.nopetroliopuglia.it/seznoamianto/123-prospezionegeosismicaairgun.html

[10] http://dorsogna.blogspot.it/2015/07/tutte-le-specie-marine-che-soffiranno.html

[11] http://www.inchiostroverde.it/impatti-da-attivita-petrolifere-ecco-cosa-rischiano-i-nostri-mari/