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L’OIPA SOSTIENE L’INIZIATIVA INTERNAZIONALE
“STOP VIVISECTION”: ORA E’ POSSIBILE FIRMARE ANCHE ONLINE

L’OIPA ha aderito ufficialmente alla campagna STOP VIVISECTION che ha come obiettivo quello di chiedere una nuova Direttiva Europea in tema di sperimentazione animale.
Dal 1° aprile 2012, grazie a questa iniziativa popolare, con un milione di firme i cittadini europei possono partecipare in prima persona all’attività legislativa dell’Unione Europea. Un'iniziativa dei cittadini costituisce un invito rivolto alla Commissione europea perché proponga un atto legislativo su questioni per le quali l'UE ha la competenza di legiferare e per essere presa in considerazione deve essere sostenuta da almeno un milione di cittadini europei, di almeno 7 dei 27 Stati membri dell'UE. Per ciascuno dei 7 paesi è inoltre richiesto un numero minimo di firme.
STOP VIVISECTION dà la possibilità ai cittadini di esprimere il proprio NO alla sperimentazione animale e di richiedere con forza all’Unione Europea un percorso scientificamente avanzato, a tutela degli esseri umani e dei diritti degli animali.
L’articolo 13 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione europea stabilisce che “l'Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze e del benessere degli animali in quanto esseri senzienti". Questo riconoscimento porta in sé l'obbligo morale di rispettare i diritti fondamentali degli animali, che devono pertanto essere riconosciuti come una priorità dall'Unione europea e dai suoi Stati membri, e tutelati attraverso un coerente quadro legislativo comunitario. Da questo punto di vista, la sperimentazione animale (vivisezione) è senza alcun dubbio una pratica inaccettabile, in quanto impone dolore e sofferenza a esseri senzienti e senza difesa.
Alle ragioni dell’etica (condivise, nel sondaggio della Commissione Ue del 2006, dall’86% dei cittadini europei), si aggiunge l’appello sempre più stringente del mondo della scienza che afferma che il “modello animale”, non predittivo per l’uomo, è privo di valore scientifico.
La sperimentazione animale rappresenta difatti un pericolo per la salute umana e per l’ambiente, un freno allo sviluppo dei nuovi metodi di ricerca biomedica fondati sulle straordinarie acquisizioni scientifiche del nostro tempo e un ostacolo alla possibilità di attingere alle risposte ben più affidabili, esaurienti, veloci ed economiche, forniteci dalle nuove tecnologie pertinenti per l’uomo. Ogni specie animale ha un metabolismo e di conseguenza reazioni diverse. Le sostanze che sono innocue per una specie possono essere tossiche per un’altra.
Anche dal punto di vista quantitativo il modello animale non dà risposte esatte: le dosi letali o al contrario terapeutiche di una sostanza differiscono da specie a specie. I dati che si ricavano dagli animali non possono essere trasferiti all’uomo. Ecco perché per legge è obbligatorio testare sull’uomo dopo aver eseguito i test sugli animali. L’animale può solo fornire un modello di paragone a posteriori: solo dopo aver fatto i test anche sull’uomo potremo sapere se reagisce in maniera uguale, simile, o differente ad una data specie. Mai il sacrificio di un animale da laboratorio ha salvato esseri umani! Numerosi farmaci sviluppati su animali presentano effetti collaterali gravi senza nemmeno essere in grado di curare. Questo è confermato già da molto tempo dalla scienza medica ed attualmente da migliaia di medici di ogni parte del mondo. Basti pensare che ogni anno in Italia vengono immessi sul mercato centinaia di farmaci, la maggior parte dei quali viene in seguito ritirata per la comparsa di gravi effetti collaterali sull’uomo.
Ecco perché i cittadini europei sono a richiedere alla Commissione europea l’abrogazione della direttiva 2010/63/UE (detta “per la protezione degli animali utilizzati a scopi scientifici”), con la presentazione di una nuova proposta di direttiva che sia finalizzata al definitivo superamento della sperimentazione animale e che renda obbligatorio per la ricerca biomedica e tossicologica l’utilizzo di dati specifici per la specie umana in luogo dei dati ottenuti su animali.

Ora è possibile firmare anche online collegandosi al sito
www.stopvivisection.eu





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