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LA TRIBU’ DELL’OIPA UDINE: STORIA DI LUPETTINO


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Un gattino nero corre disperato svincolando fra le auto che attraversano un incrocio stradale: è letteralmente accecato dal dolore e tenta di sfuggirvi con tutte le sue forze. Dai suoi piccoli occhi, infatti, spuntano due forchettine da bar che, conficcate in profondità, gli offuscano completamente la vista.

E’ la storia del ritrovamento di Lupettino, soprannominato Tino, un micio salvato dai volontari di OIPA Udine che, a soli cinque mesi, ha avuto la sfortuna di imbattersi nella peggior violenza che un essere vivente possa mai incontrare. Prendersi gioco per puro divertimento di un soggetto indifeso, che si avvicina all’uomo con fiducia e desiderio di protezione, è un atto inqualificabile, degno della sola specie animale al mondo capace di godere del dolore altrui.


Lupetto

Tino ha perso da subito un occhio e nonostante le numerose medicazioni per evitare che si asportasse anche il secondo, è rimasto completamente cieco. Eppure, animato da una voglia di vivere inarrestabile, Tino non si è abbattuto, e grazie al suo prezioso olfatto felino, è riuscito a superare molte difficoltà.
Assieme a Edoardo e Roberta, i  volontari di OIPA Udine, Tino ha imparato a conoscere la struttura della loro casa, del giardino e del territorio che la circonda. Sa perfettamente dov’è il cibo, dov’è la lettiera e dove sono posizionate le gattaiole per entrare e uscire. Si diverte a giocare con una pallina rossa che, dotata di sonaglino interno, sa sempre dove trovare e come lanciare. Tino oggi è completamente autonomo e si comporta come se avesse ancora i suoi occhietti tutti neri. Con l’olfatto sa trovare Edoardo e Roberta, si arrampica sui loro vestiti e, una volta raggiunta la sommità della loro spalla, ci si aggrappa per farsi coccolare.

Gli è stato negato di vedere colori e forme; gli è stato proibito di guardare fiori, alberi e farfalle colorate; gli è stato impedito di osservare gli spazi verdi e quelli della sua casa; ma forse, in fondo, la sorte che gli è toccata, ha un lato positivo: non può più vedere la cattiveria, la crudeltà, la vigliaccheria e la perfidia che caratterizza gran parte di questo mondo e vive felice nell’illusione che il lato peggiore del genere umano non esista più, la stessa illusione in cui, anche solo per un attimo, vorremmo essere immersi tutti noi.  

Lupettino è uno dei 52 gatti accolti nella tribù di OIPA Udine e, se in un gruppo chi stabilisce e coordina le attività di tutti i membri è il capo, potremmo dire che, almeno formalmente, nella peculiare tribù di OIPA Udine i “capi” sono due, Edoardo e Roberta, i delegati di sezione. Di fatto, chi “comanda” sono loro, i gatti, i cani e i conigli che la compongono.

Ognuno di loro ha una storia diversa, ma quello che li accomuna è l’essere stati sottratti da situazioni di abbandono e maltrattamento. La salvezza l’hanno trovato nella casa calda e accogliente di Edoardo e Roberta, ribattezzata casa OIPA, un nido  sicuro in cui possono godere della massima protezione.
La fortuna dei gatti (tutti trovatelli, sfortunati e non adottati) è quella di avere a disposizione tanto spazio verde nelle campagne friulane, ma anche gattaiole che gli permettono l’accesso ad una vera e propria “tana” a misura gatto. A loro disposizione, inoltre, ci sono croccantini 24 ore su 24 e un pasto umido serale che riunisce tutti in una grande mensa felina.

I cani, tutti e quattro con storie diverse e più o meno difficili, godono di un intero giardino dove spaziano, corrono e giocano finalmente sereni e amati. Per Rex, Bandit, Snoopy e Millysent, che vivono in simbiosi e in armonia con i gatti, l’esser stati maltrattati o rifiutati è rimasto oramai un brutto ricordo.
I conigli, gli ultimi arrivati nella compagnia, erano allevati privatamente per finire come secondo piatto sulla tavola imbandita di qualche onnivoro. Vivevano stipati in gabbie piccolissime, che impedivano loro qualsiasi movimento. Ora zampettano felici nel loro recinto tutto fieno e verdure.

Vi invitiamo a conoscere alcune storie dei componenti di questa speciale tribù:

Silence
5.30 del mattino: il fioraio del cimitero di Portogruaro (UD) vede una signora che sfila un collare colorato ad un gatto bianco, lo lascia per terra e corre via in tutta fretta. Il fioraio vedendo vagare il gatto senza meta, spaesato e impaurito, chiede aiuto ai volontari di OIPA Udine. Quando arriva, Edoardo si accorge subito che quel bellissimo gatto bianco, molto giovane e docile, è completamente sordo. Dopo una visita veterinaria i volontari scoprono che ha anche una brutta polmonite.
Quella di Silence è, purtroppo, una storia molto simile a quella di tanti altri animali, abbandonati dai proprietari perché malati o vecchi. Del resto, se un oggetto non funziona più correttamente, non si ripara più, costerebbe troppo, perciò lo si butta via, e lo stesso destino è riservato agli animali. A differenza degli oggetti, però, gli animali si “buttano” in strada, una strada che, nella mente deteriorata di questo genere di persone, è concepita come una discarica, dove si è autorizzati a gettare di tutto: carte, mozziconi, sacchetti di plastica, pile, batterie e, perché no, anche gli animali.

Una volta a casa dei volontari OIPA, Silence ha trascorso un periodo di completa inappetenza a causa del quale ha perso molto peso. Nonostante le cure mediche e la presenza amorevole dei volontari, Silence per molto tempo non ha voluto mangiare. Di fronte ad un grande trauma come quello dell’abbandono, Silence non desiderava più vivere e il suo dolore si era tramutato in rifiuto del cibo.  Per mantenerla in vita veniva portata ogni giorno dal veterinario per ricevere una flebo. Ora Silence ha ripreso a mangiare qualche piccolo boccone e sta lentamente riprendendo fiducia nell’uomo. Come un piccolo guerriero, sconfiggerà non solo la malattia ma, vivendo serenamente in casa OIPA, riuscirà a dimenticare anche la cattiveria di chi l’ha abbandonata così crudelmente.

Sull’ingresso nel gruppo dei cinque conigli lasciamo la parola a Edoardo e Roberta:
“Avevamo tanti gatti e i cani, perciò perché farci mancare anche qualche coniglio? In realtà, come sempre accade nelle situazioni che andiamo a visionare quando le persone ci chiedono aiuto, i conigli provengono da  un salvataggio. Vivendo in una provincia che si estende dal mare di Lignano Sabbiadoro alle montagne innevate di Tarvisio, e nel cui mezzo si espandono chilometri e chilometri di campagne, sono innumerevoli le segnalazioni; le richieste di aiuto riguardano non solo cani e gatti, ma tutti quegli animali “da fattoria” come, appunto, i conigli.

Ovviamente quando in una telefonata ci è stato detto che dopo il decesso di un signore, i figli vendevano l’abitazione e dovevano sbarazzarsi dei quindici conigli che il padre allevava per farli finire in padella o in forno, ci siamo precipitati. Arrivati sul posto, dopo esserci convinti per l’ennesima volta della nostra scelta vegetariana, abbiamo trovato una situazione molto brutta.
Una moltitudine di gabbie piccolissime, come quelle per l’esposizione degli uccellini (30 cm x 30 cm x 50 cm), ottime per sistemare accessori nel guardaroba o come porta scarpe, ma una prigione indescrivibile per queste povere creature. Nessuna possibilità di movimento, ma solo il dovere di ingrassare a dismisura per risultare più succulenti accanto alle patate arrosto. Inutile dire che abbiamo riempito la macchina di portantine da gatto riempite con il fieno e li abbiamo portati via subito.

Fortunatamente siamo riusciti a trovare una casa alla maggior parte di loro, divisi tra una fattoria didattica e alcuni privati, rigorosamente conosciuti come vegetariani. Gli ultimi cinque maschi, tutti bianchi, che ormai hanno raggiunto il peso dei 6/7 chili circa ciascuno, sono rimasti a casa OIPA Udine. Meraviglioso il fatto che convivono tranquillamente con i gatti che, da inguaribili curiosi, trovano irresistibile entrare nel loro recinto e magari schiacciare un pisolino tra due conigli e un po’ di fieno. I conigli hanno quindi ora a disposizione un recinto di 5m x 5m con annessa casetta riempita di paglia e fieno; all’apice del loro menù troviamo carote, radicchio rosso, finocchi, mela e pera, ma lungi da noi proporgli zucca o zucchine: hanno dimostrato di non gradire assolutamente. Così, in questo modo, li facciamo ingrassare per bene in attesa che finiscano la loro esistenza: tra molti anni, di vecchiaia e in mezzo al prato verde tutto dedicato a loro.


I delegati OIPA Udine

La nostra attività a favore degli animali non si esaurisce qui: tra le tante iniziative che organizziamo,  ci sono anche la partecipazione come co-fondatori e organizzatori del No Harlan Group – Udine che, da quasi un anno, si batte contro la vivisezione e in particolare contro i laboratori della multinazionale Harlan, di cui la sede legale si trova proprio in provincia di Udine. Inoltre, è in via di formazione anche il nuovo nucleo di guardie eco zoofile, che sarà fondamentale per soccorrere animali in difficoltà su tutto il territorio provinciale.

In regione, infine, possiamo vantare la preziosa collaborazione con la sezione OIPA di Trieste che non fa altro che fortificare e rendere più efficace l’impegno per la salvaguardia dei diritti degli animali.
Di questa strana e inusuale vita, a volte difficoltosa e piena di sacrifici, non sapremo farne a meno, ma è sicuramente fondamentale l’aiuto dei privati con cibo, gabbie di degenza, teli e coperte.

E’ il prezioso aiuto che sanno sempre dispensare tutti quelli che amano gli animali e che, come noi, si sentono un po’ matti per la vita che conducono con queste meravigliose creature”.

Altre storie OIPA Udine

CINDY
Rispondendo a una delle tantissime telefonate che riceviamo ogni giorno, veniamo a conoscenza che in un giardino, sotto una siepe, c’è una gattina che, a detta degli abitanti del luogo, stazionava lì da quindici giorni dopo essere stata investita.
L’intervento è d’obbligo e, appena arrivati sul posto, vediamo che tra i rami di questa grande siepe c’è una cuccioletta di tre colori che, per difendersi e tenerci lontani, soffia a pieni polmoni. Nello spostarsi notiamo che in effetti la zampa posteriore destra non tocca terra e dalle dimensioni della piccola ipotizziamo che non abbia più di 3-4 mesi d’età.

Senza farci scoraggiare dai “feroci” soffi, infiliamo i guanti (che ormai portiamo sempre con noi in questi interventi per evitare tagli e graffi di ogni genere) e, in poco tempo, riusciamo a prenderla. Una volta messa nella gabbietta la tappa successiva è ovviamente il veterinario, il quale, dopo aver fatto i raggi X, ci conferma che, probabilmente a causa di un forte urto, la micia ha riportato una frattura alla zampa posteriore.
Fortunatamente, vista la giovane età della gattina, le cartilagini sono ancora in formazione e questo consente di evitare un intervento. Le uniche cure di cui ha bisogno sono un paio di giorni di antibiotico per curare un lieve raffreddore. Arrivati a casa OIPA Udine viene subito ricoverata in una grande e comoda gabbia, dove rimarrà per qualche giorno di degenza, fino a fine cura. Ora Cinderella, così è stata battezzata in virtù della zampetta non perfettamente dritta, è tornata a fare le fusa e, in attesa che trovi una famiglia, è entrata anch’essa a far parte della nostra tribù.  

CAMMICIO
Parliamo di uno dei nostri “veterani”, ossia quel gruppo di gatti che vive ormai con noi da parecchi anni e che, per gerarchie interne alla tribù, stanno uno scalino sopra gli altri. Sono quelli che fanno un po’ i padroni per quel che riguarda cibo, cucce e cuccette, quelli che quando arriva un nuovo ospite si limitano ad annusarlo un attimo per poi girarsi e andarsene con noncuranza, poiché troppo abituati all’arrivo di nuovi trovatelli. Cammicio è uno di questi.
Cammicio è un gattone maschio, di sette anni, bianco e rosso, con un carattere molto particolare e con un passato un po’ burrascoso. E’ arrivato da noi sei anni fa, con poche speranze di sopravvivenza. Nato randagio, all’età di circa un anno ha contratto una bruttissima polmonite che sembrava gli lasciasse poche possibilità di vivere. Innumerevoli sono state le cure e gli antibiotici somministrati ad un gatto ramingo che di farmaci non voleva saperne. Non risultando efficaci gli antibiotici per via orale, siamo passati alle iniezioni di cortisone. E’ rimasto chiuso in una gabbietta per tre settimane perché ad ogni possibilità tentava di scappare e, dato che la pelle era ormai martoriata dalle continue iniezioni, non sapevamo più in quali punti praticarle. In una delle ultime visite dal veterinario, lo stesso aveva pensato alla soppressione, per evitare al micio ulteriori sofferenze; ma Cammicio non ne ha voluto sapere. E’ bastato tirarlo fuori dalla gabbietta per scatenarsi come una furia e manifestare tutta la forza che possedeva, forza che da giorni sembrava l’avesse abbandonato.

Questo episodio ci è bastato per cambiare idea e unirci alla sua forza per lottare e ridargli la vita.
Cammicio c’è l’ha fatta. E’ guarito, è riuscito poi a scappare seguendo la sua natura randagia, ma da intelligente creatura felina, ha capito che con noi avrebbe avuto una vita di libertà ma in sicurezza, ed è tornato due giorni dopo per non andarsene più.
Ora dopo sei anni, è in perfetta salute, ha monopolizzato il cuscino di mamma nel momento in cui si va a dormire e scaccia spietatamente chiunque osi usurpargli il suo posto d’onore. Senza togliere nulla a tutte le nostre creature che adoriamo come figli, dobbiamo riconoscere a Cammicio un’intelligenza e una furbizia superiore, che manifesta in piccole cose come nel rispondere con suoni ritmati, diversi dai soliti miagolii, a domande precise oppure il rispondere al proprio nome miagolando come nessuno degli altri fa. Sa imporsi sugli altri, ma senza prepotenza, e sa farsi capire come nessun altro dei nostri gatti è in grado di fare. Come tante creature guerriere ha vinto una brutta malattia, ma solo grazie all’intelligenza e alla purezza di spirito, tipica dell’istinto animale, ha saputo interpretare le nostre dolorose cure come un atto di tanto amore.





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