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ROMA. L’OIPA PARTECIPA AL PRESIDIO VICINO AL VATICANO
PER GRIDARE IL PROPRIO DISSENSO ALLA STRAGE
DI RINOCERONTI ED ELEFANTI: IL COMMERCIO D’AVORIO SOVVENZIONATO DALL’ARTE SACRA.

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21/6/14

Lo scorso 21 giugno l’OIPA, insieme ad altre associazioni animaliste, ha partecipato al presidio organizzato a Roma da GRIDER, il Gruppo Romano in Difesa di Elefanti e Rinoceronti, contro il commercio d’avorio e la strage di questi animali, uccisi brutalmente per le loro zanne in nome di pettini, ciondoli e, non ultimi, gli oggetti sacri. Non a caso il luogo in cui è stato organizzato il presidio è Largo Giovanni XXIII, posto noto per essere vicino al Vaticano e quindi anche ai negozi di arte sacra.

Volantini e striscioni, oltre che parole al megafono, per informare i Romani ma soprattutto i turisti dell’abominio presente dietro a oggetti apparentemente innocui, e anzi spacciati per ‘sacri’. Una statuetta ‘sacra’ d’avorio, infatti, ha dietro di sé l’agonia di un elefante o di un rinoceronte africano a cui spietati bracconieri hanno tagliato le zanne o il corno con un machete, lasciandoli agonizzare e nascondendosi per attendere gli altri elefanti che andavano a soccorrere l’amico morente: tutto per mettere in atto una strage anche contro di loro. Non solo dolore fisico, ma anche violenza all’etica di quelli che dovrebbero definirsi esseri umani anche in nome di un’empatia di cui ci fregiamo ma che troppi rappresentanti della nostra specie insultano ogni giorno.

Tutto per un giro di denaro che invade il mondo, partendo appunto dall’uccisione degli elefanti e dei rinoceronti africani: non a caso, l’avorio è stato definito ‘oro bianco’, e i numeri delle vittime sale vertiginosamente, facendo stimare 13 rinoceronti uccisi nel 2007, cifra che ha raggiunto i 668 solo cinque anni dopo.
Il problema sorge nel momento in cui Internet ha dato vita ad un e-commerce con punti nevralgici di difficile identificazione, in quanto non fisici, e anche perché gli accordi siglati per la tutela delle zone in cui queste vittime indifese vengono decimate sono sempre troppo vaghi e teorici.

La Convenzione Cites nell’Onu definisce l’elefante africano “on a fast track to extinction”, ovvero “in corsa verso l’estinzione”: l’unico modo per contrastare questa strage è essere più veloci di loro, più presenti e, soprattutto, più consapevoli di ciò che acquistiamo.





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