a cura dell’avv. Claudia Taccani, dello Sportello legale OIPA 

È ormai assodato che la presenza di un cane – o di un animale cosiddetto da compagnia – al lavoro crea meno stress, maggiore produttività e collaborazione tra i colleghi.

All’estero è già una piacevole pratica seguita da tempo, manifestando l’attenzione delle aziende per i propri dipendenti e per il benessere degli animali.

Ma in Italia la legge cosa prevede?

A livello nazionale non vi è alcuna disposizione limitativa, ma sono le aziende o il singolo datore che autorizza o meno l’accesso con il cane (o altro animale regolarmente detenuto) sul luogo di lavoro.

Alcune importanti aziende hanno regolamentato l’accesso del dipendente con il proprio cane, predisponendo delle zone idonee per garantire la sicurezza dei lavoratori e il benessere degli animali, con conseguente aumento della produttività in un ambiente pet friendly.

Nello specifico, alcune società organizzano corsi di formazione per ottenere un attestato, detto “patentino”, per certificare la capacità del detentore e l’idoneità del proprio cane ad essere presente sul luogo di lavoro.

Da qualche tempo gli animali d’affezione hanno anche accesso in università: nello specifico a Milano-Bicocca è stato approvato il Regolamento per l’accesso degli animali d’affezione del personale all’interno degli ambienti dell’Ateneo, dando modo ai dipendenti (professori, ricercatori e personale) di portare con sé sul luogo di lavoro il proprio cane o gatto, previa autorizzazione all’accesso del proprio dirigente e, in caso di ufficio condiviso, uno specifico consenso formale degli altri occupanti della stanza.

Anche in ambito pubblico, diversi enti si sono organizzati per far accedere i propri lavoratori con il proprio cane, come per esempio il Comune di Genova e quello di Milano, sempre previa verifica dell’idoneità dell’animale e nel rispetto di un regolamento specifico.

Le prescrizioni comuni generali impartite sono la microchippatura del cane (adempimento già obbligatorio per legge), una copertura assicurativa per responsabilità civile verso terzi, la garanzia di una custodia sempre sicura dell’animale e che lo stesso sia stato sottoposto a regolare profilassi vaccinale e trattamenti antiparassitari.

È inoltre necessario prestare attenzione agli altri colleghi che possono avere problemi come paura o allergie accertate, al fine di organizzarsi di conseguenza nel rispetto del regolamento aziendale.

OIPA ha stilato un facsimile di un regolamento (scaricabile a questo link:   https://www.oipa.org/italia/oipa/regolamento-cane-al-lavoro.pdf), per dare supporto alle aziende che volessero dare questa possibilità ai propri dipendenti, ricordando che il buon senso e il rispetto per gli altri deve essere sempre garantito dal possessore di un cane per una serena convivenza.

I cani da Tribunale negli USA

Negli Stati Uniti, in diversi tribunali sono stati introdotti i Court Dogs, cani addestrati per accompagnare bambini e vittime vulnerabili durante le udienze. La loro presenza aiuta a ridurre stress e ansia, rendendo l’aula un ambiente più sereno.
Un esempio emblematico è il tribunale della contea di Los Angeles, dove i cani supportano i bambini che devono testimoniare contro abusi o violenze, offrendo conforto emotivo e tranquillità. Il successo di questa pratica ha ispirato altri stati, dimostrando quanto un cane possa fare la differenza anche in contesti lavorativi o istituzionali.

OIPA ricorda che tutti gli animali impiegati per il supporto di attività socialmente utili, come nel caso appunto dei Court Dogs, devono sempre essere tutelati e rispettati, mediante rigidi controlli grazie alla presenza di personale specializzato, riconoscendo sempre l’importanza di quanto fatto da questi “angeli”.

In Italia la pet therapy è disciplinata per legge, essendo riconosciuta come un approccio terapeutico utile per il benessere umano, ma nel contempo dovendo tutelare doverosamente il benessere degli “altri animali”.