a cura di Angelo Caovilla

“Prendo un cucciolo così lo cresco come voglio io”: non funziona.

È convinzione comune che adottare un cucciolo permetta di “plasmarlo” a proprio piacimento, educandolo fin da piccolo secondo i propri desideri e abitudini.
Tuttavia, la scienza del comportamento animale e la genetica del comportamento ci mostrano che questa idea è profondamente riduttiva.
Un cane non è una tabula rasa: nasce e cresce all’interno di un complesso intreccio di influenze genetiche, epigenetiche, ambientali e relazionali che iniziano ben prima della nascita e proseguono lungo tutto il suo sviluppo.

Le basi genetiche del comportamento

Ogni individuo porta con sé un patrimonio genetico che orienta, in modo più o meno marcato, tratti come la reattività agli stimoli, la capacità di autocontrollo, la propensione alla socialità, la tendenza alla curiosità o all’esplorazione.
Gli studi di Scott e Fuller (1965) sulla genetica e lo sviluppo sociale del cane hanno mostrato come il comportamento sia fortemente influenzato dalla selezione e dalle linee di sangue.
Non a caso, le razze canine sono state create proprio per esaltare specifici comportamenti funzionali all’uomo — la predazione controllata del Border Collie, la resistenza del Siberian Husky, la motivazione al riporto del Labrador Retriever, la vigilanza del Pastore Tedesco.

L’educazione può modulare questi tratti, ma non cancellarli.
Ogni cane è il risultato di una storia evolutiva e selettiva: possiamo accompagnarlo a esprimere al meglio la sua natura, ma non trasformarla a nostro piacimento.

L’influenza materna: dalla gestazione allo svezzamento

Le esperienze che il cucciolo vive non iniziano con la nascita, ma già in utero.
Numerosi studi (es. Foyer et al., 2013; Braastad & Nordgreen, 2019) mostrano che lo stato emotivo e fisiologico della madre durante la gravidanza influisce sullo sviluppo comportamentale dei feti.
Una femmina che vive situazioni di stress o paura prolungata rilascia ormoni come il cortisolo, i quali attraversano la barriera placentare modificando l’assetto neuroendocrino dei cuccioli.
In altre parole, un’esperienza traumatica subita dalla madre — ad esempio, essere maltrattata o manipolata in modo brusco — può predisporre i suoi piccoli a essere più timorosi o diffidenti nei confronti delle persone.

Dopo la nascita, la madre continua a essere una figura chiave nello sviluppo comportamentale.
Attraverso il contatto, la regolazione termica, l’allattamento e le interazioni sociali, insegna ai cuccioli a gestire le emozioni e i conflitti, a comunicare correttamente e a rispondere agli stimoli ambientali.
Un cucciolo separato troppo presto o cresciuto in un ambiente povero di stimoli — come spesso accade negli allevamenti intensivi o nei contesti di commercio indiscriminato — può sviluppare deficit di socialità e ansie difficili da correggere anche con un’educazione accurata.

L’etogramma: i limiti naturali del “farlo come voglio io”

Ogni specie animale possiede un etogramma, cioè l’insieme dei comportamenti tipici e delle sequenze d’azione che la caratterizzano.
Nel cane, questi comportamenti — dal gioco alla comunicazione posturale, dalla sequenza predatoria alla marcatura — sono il risultato di milioni di anni di evoluzione e migliaia di anni di domesticazione.
L’educazione può canalizzare tali comportamenti verso espressioni compatibili con la convivenza umana, ma non eliminarli.
Tentare di “fare” un cane a immagine e somiglianza delle proprie aspettative, ignorando la sua etologia, significa generare frustrazione e spesso problemi comportamentali.

L’adolescenza: la fase dell’instabilità

Un altro mito da sfatare è che il cucciolo, una volta “ben cresciuto”, mantenga stabilmente ciò che ha imparato.
Come accade nell’essere umano, anche nel cane esiste una fase adolescenziale — generalmente tra i 6 e i 18 mesi — in cui il giovane mette in discussione quanto appreso, sperimenta, sfida i limiti e rielabora i propri rapporti sociali.
Durante questo periodo, il comportamento può cambiare in modo marcato: un cane prima socievole può diventare più diffidente, o viceversa.
Pensare di “prevedere” il carattere di un cane partendo dal cucciolo è, dunque, una scommessa incerta.

Perché spesso adottare è la scelta più consapevole

Alla luce di quanto detto, risulta evidente che scegliere un cucciolo “per farlo come si vuole” non garantisce alcun controllo sul risultato finale.
Anzi, il comportamento adulto dipenderà da fattori spesso inaccessibili al futuro proprietario: la selezione genetica, lo stato emotivo della madre, la qualità dell’ambiente prenatale e perinatale, il periodo sensibile e la fase adolescenziale.

Per questo motivo, l’adozione di un cane adulto rappresenta in molti casi una scelta più consapevole.
Un cane adulto ha già attraversato le fasi più plastiche del suo sviluppo: il suo carattere, la sua socialità e le sue strategie comportamentali sono visibili e valutabili.
Si può così scegliere un individuo con caratteristiche compatibili con il proprio stile di vita e le proprie competenze, riducendo il rischio di incompatibilità che spesso portano a rinunce o abbandoni.

Inoltre, l’adozione — specialmente da rifugi o associazioni serie — contribuisce a ridurre il numero di cani nei canili e sottrae mercato a un sistema di riproduzione che troppo spesso trascura il benessere delle madri e dei cuccioli in nome del profitto.

Conclusione

Il comportamento di un cane è il risultato di un complesso equilibrio tra geni, esperienze prenatali, influenza materna, socializzazione precoce ed educazione.
Non si tratta di “creare” un individuo secondo i propri desideri, ma di accompagnare un essere vivente dotato di una propria individualità, biologia e storia.
L’etologia ci ricorda che ogni cane è, prima di tutto, un cane — non un progetto da modellare, ma un compagno da comprendere e rispettare.

Riferimenti:

  • Scott, J.P. & Fuller, J.L. (1965). Genetics and the Social Behavior of the Dog. University of Chicago Press.
  • Beerda, B. et al. (1998). “Chronic stress in dogs subjected to social and spatial restriction.” Physiology & Behavior, 66(2): 243–254.
  • Foyer, P. et al. (2013). “Behaviour and experiences of dogs during the first year of life predict the outcome in a temperament test.” Applied Animal Behaviour Science, 155: 93–100.
  • Braastad, B.O. & Nordgreen, J. (2019). “Prenatal stress, maternal hormones, and developmental plasticity in dogs.” Frontiers in Veterinary Science, 6: 418.
  • Coppinger, R. & Coppinger, L. (2001). Dogs: A New Understanding of Canine Origin, Behavior, and Evolution. University of Chicago Press.