di Isabella Dalla Vecchia, scrittrice e ricercatrice di leggende e tradizioni

A Bruxelles, in una città in cui le statue di un bambino e una bambina fanno pipì, non poteva mancare il più fedele tra gli animali: un simpatico meticcio che alza la zampetta verso un palo.
Si trova al numero 35 di Rue des Chartreux (Karthuizersstraat) ed è la terza statua di una sorta di “trittico della pipì”, che si aggiunge alle ben più celebri Manneken Pis (un ragazzetto) e Jeanneke Pis (una ragazzetta accovacciata).
Si chiama Het Zinneke, a volte chiamato Zinneke Pis, ed è una statua in bronzo creata nel 1998 dallo scultore belga contemporaneo Tom Frantzen, noto per le sue opere ironiche e surreali, che spesso si integrano nell’ambiente urbano in modo curioso e creativo.
Nato nel 1954 proprio a Bruxelles, ha studiato all’Accademia Reale di Belle Arti e ha poi lavorato come scultore indipendente, sviluppando uno stile molto personale e, certamente, riconoscibile.
Ma perché così tante statue che fanno la pipì?
Di certo, trovare una buona fetta di arte scultorea dedicata alla pipì è un fatto inusuale, e non può non esserci una motivazione. C’è, per esempio, chi in tutte queste statue urinanti vede una celebrazione della birra, qui molto bevuta (forse anche più dell’acqua) e principale motivo di corse in bagno! Inoltre, per il cagnolino che, al contrario delle altre due, è una statua e non una fontana, è stato scelto il nome Zinneke, che nel dialetto di Bruxelles indicherebbe Zenne, il fiume che attraversa la città, sulla cui sponda un tempo si radunavano i cani abbandonati, che a sua volta significa (un) cane di razza mista. La pipì potrebbe riferirsi al flusso d’acqua che entra in noi ed esce trasformato, come se fossimo metaforici fiumi.
Possiamo definirla un’opera d’arte instabile, posizionata in un ambiente “poco sicuro”: non si trova infatti né in una piazza o in un parco, né a ridosso di un edificio, ma sul ciglio della strada. Proprio per questo motivo, nel 2015 fu investita e danneggiata da un’auto. Fortunatamente, lo stesso Tom Frantzen si attivò per restaurarla.
Arte e pipì: una scelta stilistica molto antica
La scelta di rappresentare bambini o angioletti che fanno pipì non riguarda solo questa città. Esistono, infatti, altri contesti artistici in cui venivano predilette queste rappresentazioni libertine e “irriverenti”. E, dato che tutto un tempo aveva un perché, anche questa scelta derivava da una motivazione ben precisa. L’atto del bambino che urina veniva visto come un gesto naturale e innocente, persino purificatore, mentre per gli angioletti rappresentava un modo per umanizzarli in un contesto religioso cristiano che ha sempre portato a rendere umani i personaggi divini, come Dio, Cristo e i vari arcangeli.
Insomma, con il suo Zinneke Pis, Bruxelles, oltre a riprendere la semplicità e l’umanità delle persone che la abitano, punta l’attenzione anche su un filone ironico, riflesso dello spirito libero e un po’ anarchico della città, con una punta di leggendario in più. Il Manneken Pis, infatti, è legato a diverse leggende: la più celebre racconta che il bambino della statua avrebbe salvato la città da un incendio che stava divampando. Non avendo acqua a disposizione, decise di urinarci sopra, spegnendolo e salvando Bruxelles da un cataclisma.
Perché proprio un cane meticcio?
Infine, sarebbe stato scelto un cane meticcio non a caso, volendo essere la rappresentazione di tutte le razze, nonché dell’accoglienza del popolo belga e della sua capacità di interscambio e integrazione!




