Quante volte al parco vi è capitato di chiamare il vostro cane arrabbiati perché non tornava quando è ora di andare a casa e lui, per tutta risposta, si avvicinava lentamente e guardando da tutt’altra parte? Quante volte vi siete chiesti se il vostro cane non avesse per caso qualcosa sul naso dal momento che iniziava a leccarselo all’improvviso? O ancora quante volte avete pensato che il vostro cane si comportasse in modo antipatico sedendosi e immobilizzandosi di fronte ad un altro cane che gli proponeva giochi sfrenati?

Sono davvero moltissime le situazioni in cui i cani comunicano chiaramente uno stato d’animo o un’intenzione e il loro compagno umano fraintende completamente creando spiacevoli malintesi e a volte incrinando la relazione e la fiducia. Questo accade perché l’uomo, indubbiamente una delle specie più evolute del pianeta, è inspiegabilmente convinto che il cane capisca tutto ciò che gli diciamo e non si  pone neanche il problema che, appartenendo ad un’altra specie, possa avere un codice di comunicazione completamente diverso dal nostro.

Provate a immaginare di essere catapultati a Tokyo e di dovervi relazionare con qualcuno dal quale dipendete completamente ma che vi parla in giapponese, lingua di cui non conoscete una parola, e si arrabbia con voi se non capite. Come vi sentireste? E pensare che noi saremmo agevolati dal fatto che italiani e giapponesi sono quanto meno della stessa specie! Perché quindi si pretende che il cane capisca il nostro linguaggio e si comporti secondo le nostre aspettative, nonostante non si faccia il minimo sforzo per impararne la comunicazione?

Se si guardasse al cane con un pizzico di umiltà in più e si imparasse a conoscerne l’etologia,  sarebbe possibile scoprire, ad esempio, che il cane comunica con le posture del corpo, con la mimica facciale, prendendo una posizione piuttosto che un’altra nell’area in cui si trova, ma anche ovviamente con i vocalizzi. Il cane non si limita a scodinzolare se è felice o ad abbaiare per segnalare qualcosa: il repertorio comunicativo è incredibilmente più ampio, complesso ed affascinante di così e ogni comportamento ha un significato ben preciso.

Negli anni ’80 la ricercatrice cinofila norvegese Turid Rugaas ha studiato – e formalizzato poi in un libro[1] – i “segnali calmanti”, una parte fondamentale del sistema di comunicazione del cane nel gruppo sociale. Nello specifico si tratta di circa trenta comportamenti che il cane mette in atto per prevenire o interrompere i conflitti e per auto-calmarsi.

Torniamo per un attimo alle domande poste all’inizio dell’articolo. Cosa vuole comunicare il cane che torna lentamente, facendo una curva e distogliendo lo sguardo dal proprietario che gli urla contro? Vuole semplicemente interrompere quel momento di tensione e sta dicendo “dai non arrabbiarti, mi stavo divertendo con quel cane. ma ora sto arrivando da te, facciamo pace?”. Camminare lentamente e avvicinarsi non frontalmente ma facendo una curva, così come distogliere lo sguardo, sono infatti segnali calmanti. Pensate quindi al disappunto del cane quando questo chiaro messaggio verrà completamente frainteso e riceverà solo urla in cambio di una comunicazione tanto chiara.  Il cane che invece inizia a leccarsi il naso sta reagendo ad una situazione per lui stressante, come ad esempio essere costretto a subire coccole troppo invadenti. Allenarsi ad osservare i cani interagire tra di loro vi permetterà di individuare in fretta molti segnali calmanti, come ad esempio il sedersi o l’immobilizzarsi che molti cani esibiscono per spiegare ad un altro cane che non gradiscono un gioco troppo fisico o invadente.

Scoprire come comunica il cane è un viaggio molto affascinante: scoprire e riconoscere i segnali calmanti è senz’altro un ottimo inizio.

[1] “L’intesa con il cane: i segnali calmanti”, Turid Rugaas – ed. Haqihana

 

Alessandra Ferrari

Istruttore Cinofilo