Al circo non va più nessuno, solo gli animali

AL CIRCO NON VA PIÙ NESSUNO, SOLO GLI ANIMALI

Un elefante che si inchina ed esegue un passo di danza, un domatore che infila la testa tra le fauci di una tigre, cavalli adorni di piume vezzose e scimmiette vestite da clown, orsi con tutù in bicicletta, ippopotami illuminati di rosa in un girotondo e cammelli con mantelline di paillettes. Se si cercano su internet immagini del “circo con animali” si trovano foto di repertorio così. Sembrano uno scherzo. Eppure sono 250 anni che animali selvatici ed esotici vengono usati come entertainment nell’industria dello spettacolo circense, dove atleti unici al mondo si alternano ad elefanti danzanti in costume. Tradizione, forma d’arte, spazio dato alla natura, massima sintesi del rapporto uomo/animale, così gridano i circensi, disperati, perché “Al circo non va più nessuno, solo gli animali”.  È questo lo slogan che la nuova campagna dell’OIPA Italia ha scelto per titolare una petizione rivolta al Governo contro l’utilizzo degli animali nei circhi.

Spettacoli sempre più ridotti a passatempo delle uggiose domeniche invernali ben lontani dall’attenzione che catalizzavano decenni fa. Se si analizza il quinquennio dal 2010 al 2015, infatti, il calo di interesse è evidente sia per quanto riguarda il numero di spettacoli (-11%), sia per l’afflusso di pubblico (-5%)[1]. Anche l’eliminazione degli spettacoli circensi con animali dai palinsesti televisivi – l’ultimo canale a cancellarli in ordine di tempo è stato Rai3 nel 2017 – è indicativo della volontà degli italiani: secondo il rapporto Eurispes ben il 70% si dichiara infatti contrario al circo con animali.  Nonostante questo nel 2018 il FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) ha stanziato 3.300.000 di euro a sostegno di circhi, scuole circensi e associazioni di promozione dell’attività circense, che includono anche i circhi con animali. Tali fondi dovrebbero essere indirizzati solo verso quelle realtà che promuovono la formazione professionale delle arti circensi umane, che possono raggiungere livelli di eccellenza, come il Cirque du Soleil, e rappresentano una nobile e ammirevole forma di intrattenimento basata solo sulla bravura degli artisti.

LA LEGISLAZIONE VIGENTE

Analizzando la questione ai minimi termini, il circo con animali non è altro che uno zoo spettacolarizzato.

E qui incontriamo il primo di una lunga serie di paradossi che riguardano il circo: mentre i giardini zoologici devono sottostare a precisi criteri, esplicitati nel D. Lgs n.73/2005, per la detenzione di animali selvatici ed esotici, i medesimi animali non godono di queste tutele se sono detenuti nelle strutture circensi.

L’Italia è infatti uno dei pochissimi Paesi in Europa e non avere una legislazione che limiti o vieti l’utilizzo degli animali nei circhi. Anzi, la loro presenza è prevista da una normativa risalente al 1968, la Legge n.337, che permette l’uso di tutti gli animali nei circhi.

Tuttavia, negli ultimi anni, grazie anche al lavoro di sensibilizzazione delle associazioni animaliste, si è registrato un costante e inesorabile aumento della coscienza collettiva riguardo la percezione della sofferenza degli animali sfruttati dai circhi. Anche il Parlamento ha percepito questa volontà e alla fine del 2017 ha emanato una legge delega affidando al Governo l’emanazione, entro i successivi dodici mesi, di un codice dello spettacolo riformatore della disciplina in materia di teatro, prosa, musica, danza, spettacoli viaggianti e attività circensi. L’intervento sul circo era dunque uno tra quelli previsti e, sicuramente, il meno prioritario. Soprattutto sarebbe stato modesto poiché la delega prevedeva (solo) la graduale eliminazione dell’utilizzo degli animali nell’ambito delle attività circensi. Atto di coraggio? Definitivo tramonto di una tradizione (ormai) invisa ai più? Oppure manovra prevalentemente simbolica utile solo se non applicata?

Di fatto l’eliminazione è stata così graduale che la legge delega non ha partorito, nei tempi previsti, alcun decreto legislativo e dunque questa sorta di appalto giuridico non ha visto la realizzazione dell’opera. Tutto compromesso? Affatto. Il 28 febbraio 2019 il Consiglio dei Ministri ha deliberato un disegno di legge delega in materia. La petizione dell’OIPA che trovate in fondo a questa pagina ha come obiettivo proprio quello di dare una forte spinta, tramite la volontà popolare, all’attuazione della Legge 175/2017.

[1] Fonte: rapporto Censis-Lav 2017

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