Animali, selvatici e domestici, rinchiusi in recinti, a disposizione 365 giorni l’anno, addomesticati a vivere ed interagire con l’essere umano, per essere più adeguati a “servire” la clientela turistica: esiste forse un miglior modo per attrarre i turisti?

A quanto pare, no. O almeno è quello che si pensa a Giustino, piccolissimo comune situato nella Val Rendena, provincia di Trento. Ma andiamo con ordine.

Dopo che, nel dicembre del 2006, l’enorme complesso industriale della ex ditta Maffei è stato dismesso, le diverse amministrazioni hanno tentato, e comprensibilmente, di riqualificare il territorio in modo da poter rilanciare la zona da un punto di vista ambientale, sociale ed economico. Vengono quindi elaborati i primi progetti ed emergono le diverse proposte, alcune delle quali volte a rivalorizzare “l’importanza storica e didattica delle strutture adibite alle attività economiche che un tempo rappresentavano tasselli importanti della vita lavorativa e sociale del paese” (come si legge nelle relazioni del “Progetto Giudicarie”).

Ma ecco che, inaspettatamente, in questo interessante progetto di valore storico e culturale, emerge l’idea di un parco “eco-faunistico”: in che modo la reclusione di animali si sposi con il valore storico della valle, non ci è ben chiaro, almeno non immediatamente. Andando quindi a leggere quando affermano i proponenti del progetto leggiamo le solite favole, che declamano l’alto valore scientifico e culturale di questi nuovi parchi “eco-faunistici”, nei quali gli animali sono liberi di muoversi nel loro ambiente naturale, mentre le persone avranno il piacere di osservarli e di interagire con loro; un progetto volto alla salvaguardia delle specie a rischio estinzione: cervi, caprioli e, si ipotizza, anche lupi ed orsi “pericolosi”. Un progetto naturalistico che vuole appunto opporsi fieramente all’urbanizzazione e all’antropizzazione, rivalutando la natura e gli animali.

Le solite filastrocche, insomma, abili giochi linguistici usati per far passare l’idea che i parchi faunistici siano luoghi dove immergersi nella natura, osservando gli animali nei loro habitat originari, ricreati ad hoc prestando cura ai minimi dettagli. Parole che celano in realtà un puro interesse economico: è infatti il miraggio dei profitti a ritornare costantemente nelle parole dei fautori di questi nuovi “eco-penitenziari” dove diverse specie animali vengono rinchiuse, costrette a vivere un’intera vita in un ambiente che di naturale ha ben poco, dove saranno alla continua mercé dei turisti e dei visitatori. E poco importa, come assicura il progetto, che gli animali avranno “la possibilità di sottrarsi alla vista dei turisti”. Suona ancora più aberrante, che rassicurante, il fatto che gli animali “vengano da allevamenti” in modo da essere più “abituati” al contatto con gli esseri umani: questo è il simbolo che ci fa comprendere quando questi animali siano appositamente “prodotti” per l’interesse economico sottostante, lungi dall’essere un’operazione di salvaguardia delle specie, lungi dall’essere un’azione a favore degli animali in estinzione.

Cambiano le vesti, muta il linguaggio, ma non cambia il messaggio trasmesso alle nuove generazioni: l’animale percepito come oggetto, come forma di intrattenimento per soddisfare le curiosità non dei più piccoli, ma degli adulti che credono che i proprio figli possano conoscere gli animali selvatici con una semplice gita domenicale fuori porta, ingrassando così le tasche di chi ricava lauti guadagni nell’ingabbiare gli Altri Animali.

Reo di evocare immagini di animali annoiati e frustrati, rinchiusi in gabbie spoglie e anguste, l’ormai logoro “zoo” è stato sostituito con il termine “bioparco o parco faunistico” e, con nuovi appellattivi, come “conservazione, ricerca, educazione”, si mira a confondere le idee; ma l’astuto artificio dei giochi di parole non cambia la realtà, che rimane una prigionia più comoda per chi vive in recinti semplicemente più ampi e arricchiti di ornamenti ambientali.

Per dire NO a questa iniziativa l’OIPA ha deciso quindi di mobilitarsi e di scrivere una mail di protesta da inviare ai fautori di questo progetto. 

INVIA LA MAIL DI PROTESTA

Questa protesta verrà mandata ai seguenti indirizzi:

c.giustino@comuni.infotn.it; apl@provincia.tn.it; uff.informazioni@provincia.tn.it; urp@regione.taa.it; info@pnab.it; info@apricaonline.com; ass.aft@provincia.tn.it; info@comunitadellegiudicarie.it; presidente@provincia.tn.it;

Testo della protesta:

Gentili signori,

con la presente esprimo la mia più totale contrarietà nei confronti della realizzazione del parco eco-faunistico presso l’area ‘ex cava Maffei’. Questo progetto, motivato prettamente da ragioni economiche che nulla hanno a che fare con il benessere degli animali, veicola messaggi culturali non attinenti al rispetto della natura e degli animali: la detenzione i questi parchi infatti si basa sull’ideologia dell’animale percepito come oggetto, come forma di intrattenimento per soddisfare le curiosità non dei più piccoli, ma degli adulti che credono che i propri figli possano conoscere gli animali selvatici con una semplice gita domenicale fuori porta.

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