ragazzoniLa recente operazione “Voliere Aperte”, diretta dal Comando Provinciale del CFS di Verona ed effettuata in stretta collaborazione con il Corpo Forestale Provinciale di Bolzano, era mirata alla repressione del traffico di nidiacei, in particolare a verificare presso alcuni allevatori amatoriali la presenza di specie selvatiche, destinate in questo caso non a diventare richiami vivi, ma ad essere incrociate con esemplari domestici (come ad esempio i canarini) al fine di ottenere ibridi di maggior valore genetico e morfologico. “Voliere Aperte” ha permesso di liberare oltre cinquanta uccelli detenuti illegalmente e di denunciare tre persone all’Autorità Giudiziaria. L’istituzione che segue da vicino queste operazioni e che assicura la tutela della fauna selvatica in provincia di Bolzano, è l’Ufficio Caccia e Pesca, diretto da Luigi Spagnolli, nel cui organigramma gioca un ruolo di spicco l’Ispettore Forestale Superiore Andrea Ragazzoni, responsabile CITES, addetto alla Polizia Giudiziaria e al contenzioso in materia di caccia, pesca e CITES, in pratica il Forestale che ha materialmente supportato l’operazione del CFS di Verona e che ha accettato volentieri di illustrarci la situazione attuale in provincia di Bolzano.

Ispettore Ragazzoni, come ogni primavera si ripresenta il fenomeno del bracconaggio di nidiacei di specie cacciabili con richiamo vivo. Quali sono le specie e le zone più colpite?

Da noi viene ricercato principalmente il tordo bottaccio, direi l’80% degli animali, ma anche, più raramente, cesene e merli. Non abbiamo mai avuto casi relativi ad altre specie di cui all’art. 4, comma 4 della L. 157/92 (allodola, tordo sassello, storno, passero, passera mattugia, pavoncella e colombaccio – n.d.r.). I bracconieri concentrano la loro attività quasi esclusivamente nei meleti di fondovalle, dove abbondano i siti di nidificazione.

In provincia di Bolzano è ammessa ed eventualmente praticata la caccia con richiamo vivo?

No, è rigorosamente vietata. Nella tradizione venatoria locale vengono cacciati soprattutto gli ungulati (cervi, caprioli, camosci), qualche lepre, qualche germano, ma la caccia “alla piuma” è praticamente inesistente.

Che dimensioni ha il prelievo di nidiacei in provincia di Bolzano e chi sono i bracconieri che fermate e denunciate?

La media degli ultimi 15 anni è di una ventina di persone segnalate alla magistratura , con conseguente sequestro degli animali – da 200 a 300 all’anno – e negli ultimi anni anche delle vetture utilizzate per compiere il reato. Normalmente sono persone di mezza età, sia uomini che donne, a volte anche con precedenti penali specifici, in gran parte provenienti dalle regioni italiane limitrofe, ma non mancano i residenti in Alto Adige. Capita, poi, soprattutto nell’ultimo periodo, di fermare cittadini di diverse nazionalità, spesso rumeni, assoldati dai bracconieri per fsvolgere unzioni di bassa manovalanza.

Quali sono, secondo lei, le cause di questo fenomeno?

Come dicevo, nella nostra provincia la caccia alla selvaggina da piuma non viene praticata in modo così frequente come nel resto d’Italia, motivo per cui le nidiate delle specie più appetibili per farne richiami vivi sono molto più numerose che altrove. Poi c’è il fattore economico: al mercato nero un tordo bottaccio vale anche oltre 100 Euro!

Che conseguenze comporta il prelievo di questi animali sulla natura e sugli animali stessi?

Si tratta di un fenomeno comunque abbastanza circoscritto, che, a dire la verità, non genera particolari conseguenze alla consistenza biologica delle popolazioni aviarie. È ovvio che gli uccelli preferiscano la libertà alle gabbie, e noi siamo d’accordo con loro!

Ci sono poi degli aspetti raccapriccianti di questa pratica, uno tra tutti il “sessaggio” fai da te che i bracconieri praticano, non essendo possibile riconoscere il sesso nei pulli: incidono la parte bassa dell’addome a tutti i piccoli prelevati e scartano le femmine, di nessun valore perché non canteranno da grandi. Le lasciano li per terra, ferite, a morire.

Il bracconaggio di nidiacei in provincia di Bolzano è un reato o una violazione amministrativa? E che conseguenze comporta la denuncia?

È sempre un reato.  A seconda dei casi i bracconieri vengono denunciati per uccellagione, caccia con mezzi vietati (anche cacciare a mani nude non è contemplato dai possibili mezzi leciti, ed i nidi vengono prelevati, appunto, con le mani), caccia in periodo di divieto annuale. Si tratta di reati di tipo contravvenzionale. Alle violazioni di carattere prettamente venatorio vanno aggiunti i reati di tipo delittuoso come il maltrattamento e l’uccisione di animali ed il furto venatorio (se la persona non è in possesso di licenza di porto di fucile ad uso caccia valido).

Oltre alle pene detentive e pecuniarie previste, il Questore del luogo di residenza provvederà a sospendere, revocare o escludere definitivamente dal rilascio la licenza di porto di fucile ad uso caccia. Fatto che per i bracconieri spesso riveste più importanza rispetto alle altre misure applicate.

Che tipo di sorveglianza viene predisposta sul territorio provinciale e come viene organizzata?

I controlli vengono organizzati dal Corpo forestale, dagli agenti venatori, dalle altre forze dell’ordine, principalmente dai Carabinieri, che sul territorio sono in numero di gran lunga maggiore rispetto a noi. A volte si interviene congiuntamente. Non c’è un piano specifico di monitoraggio, anche perché, come detto, il fenomeno è per fortuna circoscritto. In genere un contadino o un cacciatore segnala la presenza di auto o di persone sospette al guardiacaccia, al forestale o ai carabinieri, e poi si interviene.

C’è qualcosa da fare, oltre al controllo e alla repressione, per prevenire questo fenomeno?

Si può diffondere la voce che tra le sanzioni c’è il sequestro degli automezzi, cosa che può forse, almeno in parte, costituire un deterrente. Ma chi ha questo genere di malattia, in genere, è incurabile… Sicuramente parlarne è bene, informare è meglio ancora, perché una popolazione resa consapevole è lo strumento preventivo migliore che ci sia, soprattutto nella nostra provincia, dove il senso della legalità è per fortuna più diffuso che altrove.