di dott.ssa Laura Muggiani, medico veterinario

Miao è un gatto maschio di sette mesi che mi viene portato per la sterilizzazione. L’animale, raccolto per strada all’età di due mesi, è apparentemente sano. Mangia con appetito, gioca, salta ed è normo peso.

Gli esami del sangue sono a posto e i test per la sindrome di immunodeficienza felina (FIV) e per la Leucemia virale felina (FELV) sono negativi. L’intervento viene eseguito senza problemi ma il gatto nei giorni seguenti ha difficoltà a riprendersi. Nonostante le terapie Miao presenta febbre, letargia, inappetenza e perdita di peso. Dopo qualche giorno il suo addome si riempie di liquido. Purtroppo i test diagnostici e i sintomi confermano il sospetto: Peritonite Infettiva Felina.

Probabilmente lo stress chirurgico aveva abbassato le sue difese immunitarie, che fino ad allora tenevano silente una forma virale probabilmente trasmessa dalla sua mamma, scatenando la malattia conclamata.

Come spesso accade nelle forme virali, il sistema immunitario riesce a controllare il virus e a mantenere uno stato di equilibrio e convivenza. Nel momento in cui accade un fatto stressante, in questo caso un intervento chirurgico, le difese si abbassano permettendo al virus di replicarsi, di rinvigorirsi e quindi di manifestare la malattia.

La peritonite infettiva felina (FIP) è una malattia letale del gatto, causata dall’interazione di un Coronavirus mutato e il sistema immunitario dell’ospite.

La FIP è una patologia sistemica che può provocare lesioni in diversi organi.

Esistono due forme classiche: la forma UMIDA, o essudativa, che colpisce le cavità corporee; la forma SECCA, o non essudativa, che interessa altri vari organi.

I segni clinici variano a seconda della virulenza del ceppo, della risposta immunitaria dell’animale infettato e dell’apparato colpito. In genere i gatti vengono portati dal veterinario perché improvvisamente smettono di mangiare; perdono peso; hanno febbre persistente, o intermittente, che non si risolve con le terapie; presentano un graduale aumento delle dimensioni dell’addome.

Altri segni alla visita possono essere mantello opaco, arresto della crescita, se sono interessati gattini giovani, abbattimento dell’umore, ittero (colorazione giallastra delle mucose e della cute), versamento addominale o toracico. Nella forma non essudativa alla palpazione addominale possono essere riscontrate masse addominali e i linfonodi locali possono essere ingrossati. Inoltre possono essere presenti segni di malattia oculare o neurologica.

Gli esami del sangue spesso danno inizialmente un abbassamento dei leucociti (successivamente i leucociti aumentano), leggera anemia e generalmente un innalzamento delle globuline plasmatiche.

La diagnosi è abbastanza semplice nelle forme essudative, analizzando il fluido ottenuto per centesi (aspirazione) dal torace o dall’addome. Nelle forme secche invece emettere una diagnosi certa diventa spesso più complicato, se non mediante l’esame istologico, attraverso prelievi bioptici, o in corso di necroscopia, con esame immunoistochimico.

In questi casi si ipotizza una diagnosi presuntiva in base alla storia clinica del soggetto malato e ai vari esami eseguiti.

Quando un gatto si ammala di FIP purtroppo la prognosi è sempre infausta, in quanto non esistono al momento trattamenti efficaci.

FATTORI DI RISCHIO

– Contatto con gatti FIP positivi (vagabondaggio dei gatti domestici)

– Allevamenti di gatti o strutture in cui convivono numerosi gatti

– Colonie feline

– Infezione alla FELV (leucemia virale felina): i gatti FELV positivi tendono più facilmente a sviluppare la     patologia clinica

PREVENZIONE

Il principale mezzo di trasmissione sembra essere da gatte portatrici del virus asintomatiche a gattini di poche settimane di vita, quando l’immunità trasmessa dalla mamma si riduce. Per limitare l’infezione si dovrebbero svezzare precocemente i gattini, isolando la lettiera per impedire il contatto diretto con altri gatti, compresa la mamma. Il virus si inattiva disinfettando l’ambiente, le gabbie e le ciotole.

Purtroppo a oggi non esistono vaccini che diano una copertura sicura contro questa malattia.

Far uscire di casa i nostri gatti, se da una parte li rende felici di esplorare il mondo esterno, dall’altra li espone maggiormente ai rischi di malattie e incidenti. A noi il compito di rendere il più sicuro possibile l’ambiente esterno in cui vivono gli animali.