Di nuovo in pericolo, di nuovo minacciati, i daini della Pineta di Classe e del Lido di Volano rischiano di essere uccisi per diventare carne da macello.

“Vogliamo un vero Parco del Delta, non un allevamento di carne da macello”: è uno dei tanti slogan a difesa dei daini della Pineta di Classe e di Volano riportati sugli striscioni della Rete Tutela Associazioni daini Classe e Volano di cui l’OIPA di Ravenna fa parte.

Lo scorso 10 settembre la rete di associazioni si è riunita sotto il palazzo della Regione Emilia Romagna per protestare e raccogliere firme contro l’ennesima minaccia che incombe sui daini del Parco del Delta del Po, da anni nel bersaglio della Regione che non fa altro che favorire gli interessi delle lobbies venatorie, indifferente alle proposte di chi vorrebbe tutelarli.

Dopo avere negato quanto già evidente nella delibera 140/2021 che, di fatto, condannava i daini della pineta di Classe e di Lido di Volano a zone di prelievo venatorio e ad allevamenti da carne, la Regione Emilia Romagna ha scoperto le sue carte.

A fine agosto l’Ente Parco Delta del Po ha pubblicato un avviso pubblico di ricerca di mercato per l’affidamento in concessione delle attività di cattura e delocalizzazione degli esemplari di daino (Dama dama) presenti nel territorio del parco nelle pinete di Classe e di Volano con decorrenza indicativa dal 15 ottobre.  L’intento è dunque quello di individuare degli operatori economici interessati alla procedura di gara per svolgere l’attività di cattura degli ungulati all’interno dell’area protetta del Parco del Delta del Po dell’Emilia-Romagna.

Nella determina si legge che il valore attribuito alla concessione è stato commisurato in 83.700 euro oltre all’Iva derivante dalla stima degli introiti dell’attività, una stima effettuata in base ad un macabro calcolo per chi, come i tanti cittadini e le associazioni riunite nella rete a tutela dei daini, ha a cuore la loro sopravvivenza.

“Il numero ipotetico di esemplari da prelevare è pari a circa 1.150”; “il valore della carne di daino, in Italia, varia tra 4,00 €/Kg per i maschi e 4,30 €/Kg per le femmine e i giovani dell’anno”; “il peso medio utile degli esemplari, tolte la pelle, la testa e la parte bassa delle zampe, è di circa 25 kg per i maschi e 20 kg per le femmine e i giovani dell’anno”; “il valore complessivo dei capi presenti, quindi, è di poco superiore ai 100.000,00 euro”; “ragionevolmente, non sarà possibile catturare più di 300 esemplari all’anno nei tre anni di concessione, per complessivi 900 capi ed un valore, quindi, di circa 83.700,00 euro, ossia 27.900,00 euro/anno”.

L’intento è ormai palese e tutte le scuse addotte fino ad oggi per giustificare una terribile carneficina vengono a galla per quello che sono.

Se infatti da un lato la Regione ha sempre sostenuto che i daini sono in sovrannumero, che causerebbero danni alle colture e rappresenterebbero un pericolo per la sicurezza stradale, dall’altro si è sempre contraddetta con dichiarazioni e dati da lei stessa forniti, come ad esempio quelli che riportano danni alle colture prossimi allo zero.

Inoltre, di fronte alle richieste di realizzazione di attraversamenti verdi per la fauna selvatica, anche con utilizzo di fondi europei, la Regione non ha mai provveduto a realizzarli visto “l’esiguità degli incidenti provocati dai daini”. Per non parlare dei metodi ecologici a tutela di animali ed automobilisti previsti dalla Legge n. 157/1992, una soluzione che non è mai stata contemplata.

Cartelli segnaletici, dossi nei punti di attraversamento della fauna selvatica, recinzioni nei punti ad alta percorrenza, applicazioni gratuite per informare i guidatori sui tratti a maggiore presenza di fauna selvatica, installazione di sensori luminosi e dissuasori acustici sono apparecchiature che, già applicate in diverse province come Modena, Reggio Emilia, Rimini e Piacenza, hanno dato un esito positivo riducendo a zero gli incidenti con gli animali selvatici.

Di fronte alle numerose proposte delle associazioni per far fronte con metodici ecologici ad una presunta “emergenza daini” addirittura smentita dagli stessi dati forniti della Regione, l’intento degli amministratori è ormai inequivocabile.

Il direttore del Parco ha firmato un’indagine di mercato rivolta ad operatori economici: i daini saranno venduti un tanto al chilo!

Solleviamo allora una protesta unanime, che dissuada tali operatori a presentarsi al bando che verrà emanato dopo l’individuazione di suddetti soggetti.

Scriviamo al direttore del Parco, al Presidente della Regione, all’Assessore alla Caccia e tutti coloro che sono in qualche modo collegati alla vicenda.

Giù le mani dai daini del Parco del Delta del Po

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