Siamo alla solite, la Regione Emilia Romagna torna alla carica contro i daini e questa volta nel mirino non ci sono solo quelli del Lido di Classe (RA), già minacciati dalle doppiette diversi anni fa, ma anche la popolazione presente nel Lido di Volano, sul litorale comacchiese in provincia di Ferrara.

Con il “Piano regionale per il controllo delle popolazioni di daino (Dama dama) di Lido di Classe (RA) e Lido di Volano (FE)” previsto nella delibera regionale n. 140 del 1 febbraio 2021, la Regione Emilia Romagna dichiara nuovamente guerra ad animali innocenti che pagano il conto degli errori umani poiché dopo essere stato reintrodotto e poi limitato numericamente con interventi di cattura, allontanamento e abbattimento, il daino si è ovviamente riprodotto.

Ora per la Regione Emilia Romagna la popolazione degli ungulati va catturata e trasferita perché rappresenterebbe un pericolo per la sicurezza stradale in quanto in sovrannumero: un’affermazione basata su un censimento alquanto discutibile, visto che l’ultimo risale all’aprile del 2019 e la stessa ISPRA prescrive la necessità di fare più monitoraggi per una stima effettiva degli esemplari presenti in un determinato territorio entro il mese di marzo, e non in aprile, quando avviene la caduta dei palchi nei maschi. Per di più, i progetti di controllo sperimentale sulla fertilità continuano a rimanere solo sulla carta.

La giustificazione addotta dalla Regione per autorizzare il prelievo e il trasferimento degli esemplari è sempre la stessa: garantire la sicurezza stradale e proteggere gli agricoltori dai danni causati dagli ungulati.

Tuttavia, come evidenzia la stessa ISPRA, non solo la Regione non ha mai provveduto a mettere in atto i metodi ecologici previsti dalla legge n. 157/1992, come l’installazione di cartelli stradali segnaletici, di dispositivi di dissuasione quali i sensori luminosi e i dissuasori acustici e adeguate recinzioni nei punti ad alta percorrenza, ma cade anche in palese contraddizione quando afferma di non avere investito nei fondi europei per allestire “attraversamenti verdi” per la fauna selvatica, in quanto gli incidenti stradali causati da animali in transito sarebbero esigui.

Inoltre, per i danni alle colture, la Regione già provvede erogando indennizzi e fondi per la prevenzione degli stessi.

E allora perché, ci chiediamo, autorizzare questa operazione di cattura e trasferimento che comporterà uno stravolgimento dell’habitat per gli esemplari coinvolti, mettendo in serio pericolo la loro vita?

Durante gli interventi di prelievo, certamente molto più costosi per le casse pubbliche rispetto all’utilizzo dei metodi ecologici, molti daini catturati con telenarcosi moriranno e quelli che arriveranno vivi nei distretti territoriali, individuati nel piano faunistico venatorio, saranno poi destinati a essere uccisi anche se provvisti di marcatura (in quanto non facilmente identificabile da svariati metri, soprattutto dalle altane), “affettati” dopo essere stati consegnati ad allevamenti da carne o consegnati a privati, o – nella migliore delle ipotesi – confinati all’interno di recinti come esemplari ornamentali.

Un piano illogico quello della Regione Emilia Romagna nei confronti della popolazione dei daini, che si può riassumere in poche parole: reintrodotti, malgestiti, abbattuti in loco, oppure ritrasferiti e abbattuti in differita sede.

Protestiamo, allora, contro una decisione crudele nei confronti di animali che pagheranno, ancora una volta, un caro prezzo a causa dell’uomo.