«È poco probabile che fra i cacciatori se ne trovi uno che non provi, almeno per una volta, un principio di pietà per una delle sue vittime, ma che pure ogni volta non cerchi di respingere un tal sentimento considerandolo come una debolezza. Ed è così che è schiacciato il bocciolo appena schiuso della pietà, da cui potrebbe germogliare e fiorire quel sentimento più elevato e più perfetto, che è l’amore. In questo costante suicidio morale è il male supremo della caccia». (Lev Tolstoj)

Tra le vittime dei cacciatori non ci sono solo migliaia di animali selvatici che soccombono a causa della loro folle arroganza, ma anche i loro stessi cani, scelti non come compagni di vita, ma solo in base alle loro caratteristiche fisiche. I cacciatori li chiamano gli “ausiliari”, un termine emblematico del rapporto puramente strumentale che instaurano con loro. Vanno bene fino a quando si comportano da fedeli servitori, ma se non rispondono più ai comandi o non eseguono correttamente i compiti per cui sono stati selezionati, vengono uccisi, trascurati, rinchiusi o abbandonati.

Come è accaduto a Gino, setter inglese di circa 5/6 anni, ritrovato esanime nel comune di Guardia dei Lombardi, in provincia di Avellino.
Ricoverato d’urgenza dagli Angeli blu, Gino era paraplegico. Non camminava, non defecava, perdeva la pipì ed era in stato di shock traumatico.  Investito da un’auto che l’aveva preso in pieno nel treno posteriore, non riusciva più a muoversi ed era gravemente ferito al piede della zampa sinistra.

Grazie alle cure ricevute presso la clinica in cui i volontari l’hanno condotto per il primo soccorso, Gino è tornato a camminare su tre zampe, ma è claudicante a causa della lesione al piede sinistro e per la presenza di una frattura alla vertebra L7 emersa dalla TAC cui è stato sottoposto.

Per aiutarlo a tornare a camminare a quattro zampe, gli Angeli blu di Avellino l’hanno ricoverato presso una clinica specializzata di Mantova che lo sta seguendo in un percorso riabilitativo mirato.

Diamo il nostro contributo affinché Gino possa recuperare la sua autonomia, aiutiamolo a riscattare tutti gli anni vissuti senza mai conoscere l’affetto né la dolcezza di una carezza.

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