È ufficiale, dopo anni di battaglie, confronti e scontri tra Stato, Regioni, provincie Autonome e associazioni di protezione animale è stato finalmente depositato oggi dal ministero dell’Ambiente il nuovo “Piano di conservazione e gestione del Lupo in Italia” (qui il comunicato stampa). Incoraggianti le parole del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa che, come da promesse effettuate durante l’incontro tenuto anche con OIPA e le altre associazioni, ha dichiarato: “Con questo piano ribadiamo che non servono gli abbattimenti, ma una strategia, che abbiamo delineato in 22 azioni. Serve una prevenzione attiva e diversificata dei possibili conflitti, per questo abbiamo previsto, tra le altre novità, azioni specifiche di prevenzione con interventi sperimentali che interessino specifici ambiti territoriali, anche ristretti, che vivono problematiche uniche”.

Si tratta di un grande risultato perché aver messo alla porta gli abbattimenti, anche se “controllati”, è un risultato importantissimo da diversi punti di vista. In primo luogo perché al lupo viene finalmente riconosciuta la tutela prevista dalle direttive comunitarie, nonostante le continue battaglie diffamatorie che vengono montate ad arte contro questa specie. Con questo Piano l’Italia, infatti, si inserisce finalmente all’interno delle direttive comunitarie europee che tutelano ed incentivano la presenza del lupo, una specie fondamentale nel mantenere un ecosistema equilibrato e sano.

Inoltre il Piano dovrà essere recepito dalle Regioni che non potranno più tentare di richiedere una gestione dei lupi che preveda gli abbattimenti, come già tentato dalle provincie autonome di Trento e Bolzano e poi dal Veneto, a cui OIPA si era opposta con un mail-bombing che aveva portato allo stop di questo ennesimo tentativo incostituzionale.

“L’approvazione di questo piano simboleggia una vittoria dal punto di vista etico, morale e normativo: come da promesse il Ministro Costa ha dato un forte segnale che dimostra come la gestione della fauna selvatica e, in particolar modo dei grandi carnivori, deve necessariamente esulare dagli abbattimenti – plaude Massimo Comparotto, presidente OIPA Italia Onlus – La convivenza con gli altri animali deve seguire la via della prevenzione e delle strategie incruente e questo nuovo Piano Lupo ne è il coronamento: ci batteremo ora e sempre per risultati di questo tipo, proprio come fatto con la grande mobilitazione di protesta portata avanti da OIPA contro il Piano Lupo del 2017 che presentava gli abbattimenti come soluzione possibile”.


PIANO ABBATTIMENTO LUPI: LE REGIONI SONO DIVISE SULLA SCELTA E LA DECISIONE È RIMANDATA

11/12/2017

Anche questa volta grazie alla mobilitazione delle persone e di alcune regioni, che ringraziamo non è stato approvato il piano di abbattimento dei lupi. Ricordiamo che i lupi, come gli orsi, sono stati inseriti in piani di conservazione nel nostro territorio con milioni di euro di finanziamenti europei dati agli enti locali.

Non solo: si tratta di specie che a livello comunitario ed internazionale sono considerate particolarmente protette. Non è accettabile una politica che prima invoca i fondi dall’Unione Europea per la conservazione di queste specie protette e dopo delibera abbattimenti con ordinanze contingibili e urgenti o con proposte normative.


BUONA NOTIZIA PER I LUPI: LE REGIONI NON VOTANO PER L’ABBATTIMENTO DEI LUPI

lupi (sito)

2/2/17

L’imponente levata di scudi a favore dei lupi ha dato un primo frutto: ieri pomeriggio infatti la Conferenza Stato-Regioni non ha votato il “Piano per la conservazione dei lupi”, rinviandolo al Ministro dell’Ambiente.

Si tratti di un primo risultato positivo che auspichiamo porti ad una revisione del piano, con il coinvolgimento di tecnici ed etologi, eliminando definitivamente la possibilità di uccisione dei lupi come misura – inutile e non etica – di contenimento. Tuttavia è necessario vigilare e continuare a mostrare tutto il sostegno dell’opinione pubblica ai lupi.


ABBATTIMENTO CONTROLLATO LUPI PREVISTO NEL “PIANO DI CONSERVAZIONE DEL LUPO” DEL MINISTERO DELL’AMBIENTE. L’OIPA: “PROVVEDIMENTO SCIENTIFICAMENTE NON VALIDO”

25/1/17

La scelta del Ministero dell’Ambiente di considerare anche l’uccisione del lupo come metodo atto a contenerne il numero è anacronistica e inopportuna: in tutte le aree UE e extra UE (come ad esempio la Svizzera) in cui si è tentato questo approccio i risultati non sono mai stati quelli sperati, al contrario l’abbattimento di alcuni esemplari solitamente porta spesso a produrre l’effetto opposto “sia in Svizzera sia in Germania si è infatti scoperto che la presenza di un branco che abbia progressivamente appreso a non predare risorse alimentari, grazie alla presenza dei sistemi di dissuasione attivi (i cani e l’uomo) e passivi (come ad esempio le reti elettrificate), produce una radicale diminuzione dei fenomeni di predazione” così Osvaldo Negra, biologo, etologo, master in zoologia degli animali selvatici, attualmente ricercatore presso il Muse di Trento “L’abbattimento  di alcuni esemplari non ha alcun effetto incisivo sulle consuetudini predatorie in un branco che le abbia già consolidate. Per questa ragione la scelta del nostro Ministero non è scientificamente valida. Addirittura potrebbe sortire i risultati opposti, determinando una dispersione di esemplari che aumenteranno ulteriormente gli attacchi agli animali domestici presenti sul loro territorio. Un territorio che, causando una forzatura dell’erratismo naturale (il lupo giovane che abbandona il suo branco per cercare una nuova area in cui fondare un nuovo branco – n.d.r.), ne pagherebbe gravi conseguenze con un incremento delle predazioni: in sostanza è bene insegnare ai lupi a non predare con i mezzi dissuasivi ben collaudati oggi esistenti e tenere vivo e vegeto quel branco che abbia imparato ad evitarlo” conclude Negra.

Il conflitto tra i lupi e alcune attività umane ha radici antiche, ma proprio da questa lunga e sanguinosa storia dobbiamo oggi imparare che lo sterminio non serve, come non è mai servito. Inutile nascondersi dietro a parole edulcorate come “prelievo”, che significano terrore, sofferenza e morte per questi animali così vicini ai nostri amici più stretti, i cani: sarebbe come dire che per diminuire il numero dei randagi ogni tanto si autorizzino delle battute di caccia al randagio, piuttosto che intervenire sulle cause e prevenire il disagio che la presenza di questi animali potrebbe arrecare.

grey-wolf-snow-grey-wolf-snow-1280x960 [1600x1200]Uccidere qualche lupo non servirà neppure a “dare il contentino” a qualche allevatore dedito al bracconaggio, come sostiene in modo grottesco il ministro Galletti: il bracconaggio esiste a prescindere dal “prelievo” selettivo e se non si cambia la cultura della convivenza con il lupo non sarà certo qualche esemplare ucciso di tanto in tanto a fermare il bracconaggio.

“Lo stesso concetto di selezione degli esemplari è molto discutibile” prosegue Negra “chi può individuare con certezza il lupo nocivo? e chi può affermare con certezza che eliminandolo gli altri, avendo già appreso le sue tradizioni alimentari, non le proseguano indisturbati? tutte le esperienze a livello internazionale insegnano esattamente il contrario”.

Occorre inoltre precisare un altro aspetto del comunicato altisonante del ministro Galletti: quelli che lui definisce 70 esperti non sono altro che i rappresentanti dei vari uffici faunistico-venatori delle Regioni e delle Provincie Autonome e non certo esponenti del mondo scientifico (probabilmente non esistono così tanti esperti di lupi neppure contandoli in tutta Europa!). E’ quindi più che evidente che si tratta di una scelta esclusivamente politico-istituzionale, non tecnica, non scientifica né tanto meno etica, parola dalla quale l’attuale ministro si tiene, per tradizione, ben lontano. Per giunta una scelta clamorosamente sbagliata anche dal punto di vista economico: gli svizzeri hanno scoperto a loro spese che l’abbattimento di alcuni lupi costa più del doppio dei risarcimenti di capi predati!

Una scelta scellerata, dunque, che racchiude in sé tutta la barbarie di una classe politica che non riesce mai ad affrancarsi dalle vecchie e deteriorate abitudini di “eliminare” ciò che non conosce, ciò che disturba, senza considerare le conseguenze sul progressivo impoverimento naturalistico ed ambientale a cui questo tipo di condotta ci sta drammaticamente conducendo.


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